“Dobbiamo imparare a risolvere i problemi che abbiamo tutti insieme, in modo da trovare un vantaggio per tutti e che le soluzioni siano durature”
“A casa mi portero’ una consapevolezza che ho sempre avuto e che adesso si e’ intensificata: e cioe’ il fatto che sulla Terra siamo come l’equipaggio di una grande astronave. Dobbiamo imparare a risolvere i problemi che abbiamo tutti insieme, in modo da trovare un vantaggio per tutti e che le soluzioni siano durature”. Suona come un auspicio, la risposta di Samantha Cristoforetti, in orbita dallo scorso 23 novembre a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, a Filippo, uno degli studenti della scuola secondaria milanese “Locatelli – Oriani”/”Istituto Comprensivo “Pisacane e Poerio”, che questa mattina si sono collegati in diretta con la navicella. I minuti a disposizione erano una manciata ma almeno una quindicina di ragazzi sono riusciti a fare qualche domanda alla prima astronauta italiana donna, in missione per l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Lei diretta, chiara e gentile, rispondeva chiamandoli per nome uno a uno. Ad Elena, che chiedeva come si fa a coltivare le piante nello spazio, prima ha fatto gli auguri di buon compleanno, e poi ha spiegato che questo e’ proprio uno degli esperimenti che stanno portando avanti: “non si usa il terreno che andrebbe disperso ma nutrimenti di cui la pianta ha bisogno”. A Viola ha replicato che “l’organizzazione cosi’ precisa della giornata non le pesa, in quanto “e’ una necessita’ in un lavoro di squadra”. Un lavoro che lei ama e che ha iniziato a sognare da quando era in quinta elementare. “Il maestro di geografia astronomica mi ha fatto appassionare” ha detto a Laura. Nel poco tempo libero che ha sulla navicella, la sua passione e’ fare fotografie. La maggior parte della giornata pero’ e’ impegnata in esperimenti, ne stanno facendo sui “moscerini della frutta, su dei piccoli vermi, sulla fisiologia umana”. E anche su se stessi. Samantha racconta che per capire il ritmo circadiano, cioe’ che riguarda il ciclo veglia-sonno, porta dei sensori: “ne ho uno sulla fronte e uno sullo sterno. E misuro la temperatura del mio corpo”. Che ogni tanto un pochino scende a quanto pare. “Avrei dovuto pensare a portare qualche maglione in piu’ – scherza – perche’ sono un po’ freddolosa”. Ma a parte questo, li’ sta veramente bene, non sente neanche la solitudine perche’ “grazie ai social media e alle mail” puo’ rimanere in contatto con la sua famiglia e gli amici. Tanto che quando Rebecca le chiede se andrebbe su Marte, risponde senza esitare un attimo: “si’, penso proprio di si'”. “A bordo ci sono alcuni computer con applicazioni meno critiche, con le mail e l’agenda della giornata. E questi hanno il sistema Windows” risponde ad Andrea che chiedeva quale sistema operativo si usa nello spazio – . E abbiamo una cinquantina di lap top, alcuni collegati alla stazione con compiti molto importanti, tipo dare l’allarme in caso di problemi. E questi hanno Linux”. Era ben preparata Samantha Cristoforetti a quello che avrebbe trovato nello spazio, tuttavia a tanta ‘meraviglia’ non si e’ mai del tutto pronti e c’e’ posto per lo sorpresa. “Cara Laura, – replica a una studentessa – ho visto cose che mi hanno stupito per l’impatto estetico come l’aurora, il sorgere del sole. Per i colori che assume la navicella”


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