Acqua “virtuale”: così si spreca la risorsa nel ciclo alimentare

Oltre a bere due litri di acqua al giorno ne mangiamo inconsapevolmente anche 4.000 litri

C’e’ un’acqua ‘invisibile’, chiamata acqua virtuale e cio’ quella che viene impiegata durante il processo produttivo degli alimenti. E’ la parte di risorsa idrica che non vediamo ma che, contenuta nel cibo, mangiamo: calcolando che viene sprecato un terzo della produzione mondiale di cibo, pari a 1,3 miliardi di tonnellate, l’acqua che si perde e’ pari a 250 km cubi. La Fondazione Barilla Centre for Food and Nutrition, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo, rilancia cosi’ ”gli obiettivi concreti del suo Protocollo di Milano”, e percio’ la lotta allo spreco. Di conseguenza oltre a bere due litri di acqua al giorno ne mangiamo inconsapevolmente anche 4.000 litri, acqua virtuale di cui ci rendiamo relativamente conto. L’acqua virtuale – spiega la Fondazione Barilla – e’ anche un oggetto di scambio commerciale su scala globale. Per esempio – viene osservato – nel caso di una bottiglia di bibita zuccherata il contenuto di acqua virtuale rappresentera’ l’acqua che e’ stata necessaria a produrre la canna da zucchero utilizzata per produrre il contenuto di quella bottiglia, non solo il quantitativo d’acqua effettivamente contenuto nella bottiglia. L’Italia e’ il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo, soprattutto a causa del consumo di prodotti di origine animale. I piu’ grandi esportatori netti di acqua virtuale sono: Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, India, Pakistan, Indonesia, Tailandia e Australia. Tra i piu’ grandi importatori ci sono invece alcuni Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, Messico, Europa, Giappone e Sud Korea. I prodotti a cui sono associati i piu’ grandi flussi di acqua virtuale (43%) sono collegati al commercio di cotone, olio di palma, girasole, soia, semi di colza.