Ambiente: il raddoppio del Canale di Suez mette a rischio la biodiversità marina

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Nell’ultimo decennio è cominciata l’invasione del Mare Nostrum

canale-di-suezGià in passato il Canale di Suez è stato un corridoio d’ingresso di circa 600 specie aliene invasive che hanno raggiunto il Mediterraneo, ora il raddoppio dell’opera fa scattare l’allarme degli ambientalisti dell’Iucn. Un progetto da 8,2 miliardi di dollari e un investimento importante per l’Egitto che “sarà completato probabilmente già ad aprile”, riferisce all’Adnkronos Piero Genovesi, presidente del gruppo specialistico sulle specie invasive dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) che esprime “forte preoccupazione” per una eventuale nuova ondata invasiva di pesci ‘stranieri’ nei nostri mari. A rischio è l’ecosistema del Mediterraneo: “raddoppiare il Canale potrebbe portare anche al raddoppio del numero di specie aliene in arrivo”, avverte Genovesi. “Inizialmente e per oltre un secolo il Canale non ha fatto passare pesci alieni bloccati dalla sua salinità, una vera e propria barriera naturale per gli ‘stranieri’ del mare”, racconta il ricercatore dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Poi con il traffico delle navi questa barriera “si è diluita”. E nell’ultimo decennio è cominciata l’invasione del Mare Nostrum. Tra gli alieni che sono ‘passati’ e che vivono oggi nel Mediterraneo, spiega Genovesi, ci sono: “il Laocephalus scelleratusun, un pesce tossico che può essere mortale per l’uomo, meduse, come la specie Rhopilema nomadica, che hanno provocato forti impatti nelle parte orientale del bacino del Mediterraneo, pesci predatori che fanno piazza pulita di altri inquilini del mare destinati alla pesca con una conseguente diminuzione delle derrate, pesci (vedi il Siganus luridus e Siganus rivulatus), che sostituiscono gli ‘autoctoni’ del Mediterraneo provocando una cambiamento ambientale significativo”. E ancora: l’Upeneus moluccensis ha sostituito la triglia Mullus barbatus. Alcuni gamberi alieni hanno rimpiazzato la specie autoctona Melicertus kerathurus. Si può, quindi, immaginare quali effetti può produrre il raddoppio del Canale di Suez che sarà già navigabile ad agosto (si prevede una traffico di navi giornaliero dai 49 attuali ai 97 entro il 2023): “un impatto esplosivo” sulla biodiversità. Ne soffrirebbero anche il turismo e il polo ittico (“pensiamo, ad esempio, agli effetti dell’arrivo di meduse sul turismo del aree costiere”, dice il ricercatore). Servono “soluzioni rapide” ad un progetto che ormai è in via di prossima inaugurazione. C’è l’impegno dell’Europa. C’è l’impegno di scienziati e dell’Iucn per aiutare l’Egitto ad adottare “misure di mitigazione” che garantiscano la sostenibilità nel Mediterraneo arrestando eventuali invasioni. “Ricreare le barriere di salinità nel Canale è la proposta che noi abbiamo lanciato”, afferma Piero Genovesi. Una delle misure di ‘mitigazione’ che potrebbe essere realizzata con impianti di desalinizzazione: “sarebbero in grado di produrre da un lato acqua dolce, dall’altro sale che verrebbe utilizzato per ricreare la barriera”. Oppure, aggiunge l’esperto, “si potrebbero creare barriere fisiche. L’importante è che ci si riunisca intorno a un tavolo e se ne parli”. Ma sulle idee Il Cairo ancora non si espresso. Dall’allarme lanciato dall’Iucn in una lettera inviata al commissario Ue all’Ambiente, Karmenu Vella, sul tema si sono svolti già due incontri tra Europa ed Egitto che, da parte sua, ha rassicurato informando che è in corso uno studio interno sull’impatto ambientale. L’Unione europea – ricordando che dal 1° gennaio è in vigore il regolamento sulle specie invasive a tutela della biodiversità – ha tutto l’interesse di risolvere la questione. “Le specie invasive sono la prima causa di estinzione di animali nel mondo, e nell’Unione europea l’invasione di specie invasive causano ogni anno un costo economico superiore ai 12 miliardi di euro”, afferma il ricercatore. La prospettiva, tra l’altro nemmeno ragionando a lungo termine, è spaventosa. Perché senza barriere e con il passaggio libero di specie aliene da una parte all’altra del globo, “c’è il rischio di una omogeneizzazione, che potrebbe comportare un dimezzamento della biodiversità del pianeta”, sostiene Genovesi. Un effetto disastroso per l’umanità. Ecco perché l'”interesse è comune” nel trovare soluzioni per allontanare la grave minaccia alla biodiversità. E’ vero che “il fenomeno non si può arrestare” ma, conclude Genovesi, “si può fare tantissimo, con politiche efficienti per ridurne gli effetti”. La battaglia è comune, da una parte all’altra della Terra.