In Italia l’orso è presente con due distinte popolazioni che frequentano le Alpi centro-orientali e l’Appennino centrale
Alpi – La prima deriva da un ambizioso progetto comunitario, il Life Ursus che alla fine degli anni ’90 consentì di reintrodurre 10 esemplari dalla Slovenia nel gruppo dell’Adamello-Brenta, riportando così il plantigrado nell’area in cui era stato presente fino a qualche anno prima, anche se con pochissimi individui. L’operazione ha avuto successo e, così come previsto, la popolazione è andata via via crescendo, arrivando a circa 50 esemplari che hanno ricolonizzato gran parte del Trentino, ed interessato in maniera abbastanza stabile anche le aree circostanti della Lombardia, dell’Alto Adige e del Veneto, arrivando però ad avere collegamenti diretti con la popolazione slovena, con la quale sono stati accertati scambi di individui ben oltre le aree di confine del Friuli. Proprio questa continuità con la Slovenia, e più in generale con l’Europa centro-orientale, rende la popolazione alpina meno vulnerabile rispetto a quella appenninica, in quanto può sempre contare sul possibile apporto di individui ed escludere così qualsiasi rischio di estinzione. In questa situazione anche i conflitti con le attività tradizionali, e più in generale con l’uomo, possono essere visti in un’ottica sostanzialmente diversa da quella rigorosamente conservazionistica al riguardo dell’orso marsicano. Infatti, ferma restando la necessità di assicurare alla specie tutti gli spazi che originariamente frequentava e perciò condizioni di tutela rigorosa, per questa popolazione possono essere previsti interventi gestionali a carico di singoli soggetti che, in alcuni casi, dovessero presentare particolare criticità e problematicità, al punto da minacciare il resto della popolazione.
Appennino – Totalmente differente è invece la situazione dell’orso marsicano, classificato come sottospecie dell’orso bruno e proprio per questo bisognoso di una protezione estremamente rigorosa che tuteli ogni singolo soggetto. In attesa della pubblicazione dei dati del monitoraggio su base genetica svolto con il Life Arctos nel 2014, la popolazione di orso marsicano è composta da circa 50 esemplari, in gran parte concentrati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e nelle aree limitrofe fino ai monti Simbruini, al Sirente-Velino, ed alla Majella. In queste aree negli ultimi anni il piccolo nucleo presente ha consolidato la sua presenza fino alla riproduzione di una femmina che nell’estate 2014 è stata vista in compagnia di due cuccioli dell’anno, evento mai registrato prima lontano dall’area del Parco Nazionale.
Questo evento, unitamente ad altri dati confortanti sulla nascita di cuccioli nel 2014, ben 11 nel Parco d’Abruzzo, testimonia della grande vitalità di una popolazione minacciata da numerosi fattori, quasi tutti di origine antropica. Questi, oltre ad incidere significativamente sulla mortalità (nel periodo 2007-2014 è stata documentata la morte di ben 26 esemplari), limitano fortemente l’espansione dell’areale dell’orso nell’Appennino centrale, dove gli spazi potenzialmente idonei per la specie sono tantissimi, ma non sempre accessibili o mal collegati con la popolazione sorgente dell’area del Parco Nazionale.
(dati Corpo Forestale dello Stato)


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