Così l’eclissi rivela i “segreti” del Sole: occasione unica per gli astrofisici

eclissi reggio calabria (20)Uno spettacolo fantastico ma, al di la’ del fascino e dell’emozione, l’eclissi e’ un’occasione unica per studiare i ‘segreti’ del Sole. Per questo oltre ai numerosissimi telescopi in ogni angolo della Terra, sono stati puntati sull’eclissi anche sonde e satelliti. ”E’ un evento che abbiamo atteso a lungo tutti, astronomi e non”, ha detto l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. ”Oltre ad essere un fenomeno suggestivo – ha aggiunto – l’eclissi e’ un’occasione preziosa per studiare la parte piu’ esterna del Sole, la corona”. Questa parte irrequieta del Sole e’ infatti” difficile da osservare in condizioni normali – ha spiegato – perche’ ha una luminosita’ molto bassa. L’eclissie’ stata percio’ un’occasione preziosa per osservarla, con la Luna che ha fatto da schermo naturale”. Per il presidente della Societa’ Astronomica Italiana, Roberto Buonanno, ”e’ davvero molto interessante studiare la corona solare perche’ non e’ ancora chiaro come possa raggiungere temperature cosi’ elevate”. Naturalmente le immagini che potranno dire di piu’ sono quelle catturate dall’Artico, dove l’eclissi e’ stata totale. ”E’ ancora presto, pero’, per trarre conclusioni scientifiche”, ha rilevato Mauro Messerotti, dell’osservatorio astronomico di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e del Consiglio direttivo della Swico (Space Weather Italian Community). E’ stato importante, ha aggiunto, anche studiare l’eclissi dallo spazio con le sonde Proba, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e con il satellite Meteosat, dell’organizzazione europea Eumetsat, che gestisce i dati dei satelliti meteorologici. Oltre che sulla corona solare, si potranno avere nuovi dati sul comportamento dell’atmosfera terrestre. ”Nei prossimi anni potrebbe pero’ arrivare un serio problema”, ha rilevato Messerotti: ”alla luce dell’attuale programma di missioni spaziali, nel giro di alcuni anni potremmo non avere piu’ in orbita strumenti in grado di studiare la corona solare”. Oggi gli strumenti di questo tipo sono a bordo di satelliti come Sdo (Solar Dynamics Obeservatory), Soho (Solar and Heliospheric Observatory) e le sonde Stereo, tutti della Nasa. ”Senza nuovi coronografi – ha concluso l’esperto – diventerebbe molto problematico lanciare un allarme rapido nel caso di tempeste solari”.