Dopo le devastazioni del super-tifone “Haiyan” che nel Novembre 2013 spazzo gli arcipelaghi centrali delle Filippine, con venti violentissimi che raggiunsero i 314 km/h di media oraria, oggi uno scenario analogo lo troviamo nello stato insulare di Vanuatu, colpito proprio ieri dal passaggio del super-ciclone “Pam”. Un mostro di 5^ categoria Saffir-Simpson che è passato con il suo occhio troppo vicino alle isole e i piccoli atolli corallini limitrofi allo stato insulare del Pacifico meridionale. Purtroppo il bilancio di ora in ora si fa sempre più pesante, tanto che l’ONU teme decine di vittime, specie nelle isole più ad est di Vanuatu, duramente colpite dalle tempeste di vento più violente localizzate lungo il quadrante occidentale del potentissimo ciclone tropicale.
Il disastro causato da “Pam” sta scatenando serrate polemiche in tutto il mondo, riguardo il tema dei cambiamenti climatici. Peccato però che bisogna attendere fenomeni meteorologici estremi, come un ciclone tropicale violentissimo di 5^ categoria, per rendersene conto. A mio avviso è davvero fuorviante attribuire lo sviluppo del super-tifone “Pam” al tema dei cambiamenti climatici, anche perché al momento non abbiamo a disposizione una lunga e dettagliata serie di dati che possa accertare l’esistenza di una chiara correlazione fra la formazione di tempeste sempre più violente ed il riscaldamento globale. Per tentare di trovare delle risposte razionali bisogna andare un po’ indietro con gli anni e analizzare tutti i dati a noi pervenuti fino ai giorni nostri.
Seguendo tale percorso riusciamo in qualche modo ad arrivare ad una conclusione, seppur un po’ troppo forzata. Notiamo cosi che con i suoi venti violentissimi, arrivati a toccare una velocità media di oltre i 300 km/h nell’area attorno l’occhio centrale, “Pam” passerà alla storia come uno dei cicloni tropicali più potenti mai osservati sul Pacifico sud-occidentale. Eppure non verrà mai ricordato come il ciclone più potente di tutti, visto che negli ultimi 50-60 anni sulla Terra si sono sviluppati cicloni tropicali molto più distruttivi di “Pam”, alcuni dei quali nel momento del “landfall” sulla terra ferma hanno cagionato una scia di devastazione ancora più grande di quella osservata oggi su Vanuatu e nelle altre isole del piccolo stato insulare. Tra questi inseriremo nell’elenco solo i cicloni censiti, in modo ufficiale, dai vari uffici meteorologici.

Dando un’occhiata alla classica dei cicloni tropicali più potenti mai osservati sul pianeta, secondo il criterio della forza stimata dei venti medi sostenuti (elaborata in mph) che caratterizzava la singola tempesta, “Pam” non entrerebbe nemmeno nella top ten. Pur avendo raggiunto il massimo grado della scala Saffir-Simpson, con una pressione centrale stimata attorno i 899 hpa secondo le rilevazioni del Servizio Meteorologico di Figi (competente per l’area), il super-ciclone “Pam” non si può minimamente paragonare ai grandi mostri del passato. Solo per fare un esempio, il super-tifone “Nancy”, sfornato dal Pacifico occidentale nel 1961, presentava al suo interno venti ciclonici violentissimi ad oltre 215 mph, ben oltre le 155 mph di “Pam” e le 195 mph di “Haiyan”, con un minimo barico di ben 882 hpa stimato dentro l’occhio. La tempesta, dopo essersi indebolita sul Pacifico occidentale, ha effettuato il “landfall” sul Giappone, uccidendo 191 persone. Oltre a queste tempeste bisogna aggiungere anche altri mostri, come il super-tifone “Tip” del 1969, e i più grandi uragani osservati sull’Atlantico, come “Camille”, nel 1969, e “Allen” nel 1980, che raggiungerò per diverso tempo la 5^ categoria della Saffir-Simpson.

A differenza dei primi i dati di questi 3 mega cicloni tropicali risultano essere molto attendibile, poiché l’aviazione militare degli Stati Uniti aveva organizzato delle missioni di sorvolo attorno ad essi (tramite aerei adottati per la ricognizione meteorologica, come il leggendario WC-130) per ottenere dati su movimento, grandezza ed intensità delle singole tempeste in questione. Cosa che manca per “Pam” o per lo stesso super-tifone “Haiyan”, visto che i dati sul vento medio sostenuto sono stati solamente stimati dal Joint Typhoon Warning Center (JTWC), attraverso l’analisi delle immagini satellitari. Tale stima però è molto approssimativa, visto la mancanza di dati certi, affidabili, pervenuti sul posto. Fin quando nel Pacifico occidentale, cosi come sull’oceano Indiano, i governi degli stati di queste aree (tranne il Giappone e la Cina) non saranno ancora sufficientemente equipaggiati per effettuare missioni a cosi alto rischio, utilizzando al meglio le migliori tecnologie, sarà molto difficile avere dei dati meteorologici certi su questi mostri della natura. Riguarda l’enorme potenza del ciclone va subito detto che questa è da ricondurre al particolare tipo di traiettoria seguito dalla tempesta.

“Pam” fin dalla nascita ha seguito una traiettoria molto pericolosa, sopra una vasta piscina di acque calde, con valori prossimi ai +29.5°C, che si estendono a grande profondità, in un’area con basso “Wind Shear” e aria umidissima nei bassi strati, fornita dalla stessa “MJO” in azione ad est di Papua Nuova Guinea. La tempesta, transitando sopra questo vasto tratto di acque caldissime a est delle isole Salomone e a nord-est di Vanuatu, contraddistinte da una forte evaporazione, ha risucchiato un’ingentissima quantità di calore latente che si inserita nella circolazione depressionaria tropicale, facendo esplodere la già profonda attività convettiva su tutti i lati della tempesta. Questo ha comportando un notevole approfondimento del processo di “autoalimentazione” che ha rafforzato il ciclone tropicale dalla 4^ alla 5^ categoria Saffir-Simpson, in poche ore. Muovendosi su un’area con bassi indici di “Wind Shear”, ed in un ambiente umidissimo nei bassi strati, a latitudini piuttosto alte vicino l’equatore (siamo nell’emisfero australe), il ciclone ha potuto acquisire tranquillamente una enorme quantità di energia che lo ha trasformato nel mostro che ha devastato le isole di Vanuatu.





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