E’ arrivato “El-Nino”, adesso è ufficiale: il clima del 2015 rischia di essere rivoluzionato in tutto il mondo

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“El-Nino” si è formato ufficialmente: nei prossimi mesi tante conseguenze in tutti i Continenti, ecco cosa ci aspetta

el-nino2012Dopo mesi di incertezze e previsioni ridimensionate oggi arriva l’ufficialità dalla NOAA dell’arrivo del fenomeno di “El Niño” sul Pacifico equatoriale. Del resto erano mesi che sul Pacifico si erano venute a creare le condizioni ideali (evoluzione verso est della “MJO”, “onde di Kelvin” e persistenza dei “westerly wind bursts”) per l’avvento del fenomeno. Proprio in questi giorni, analizzando le temperature delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, sono emersi i primi segnali precursori di “El Niño” 2015, che avrà importanti ripercussioni climatiche su scala planetaria, con l’avvento di prolungati periodi siccitosi sul continente australiano e sulle isole più meridionali di Indonesia e Papua Nuova Guinea, mentre un sostanziale incremento di piovosità si andrà via via ad affermare fra le isole e i tanti atolli corallini del Pacifico centrale e sulle più aride coste di Ecuador, Peru e Cile, costantemente lambite dalla fredda “corrente marina di Humbold”, che inibisce l’attività convettiva nell’intera area.

elnino_t614Ma prima di analizzare le ripercussioni di questo evento di “El-Nino” cerchiamo di capire l’origine dell’intero processo. Tutto parte dal Sole che riscalda in modo costante i vasti spazi dell’oceano Pacifico tropicale e dell’oceano Indiano tropicale, facendo evaporare enormi quantità d’acqua. Quando l’acqua si condensa determinando le nuvole e la pioggia, rilascia un grande quantità di calore che fa di queste aree il principale motore che spinge la circolazione atmosferica planetaria. La pioggia che cade su aree estese può superare i 3 metri all’anno lunga la fascia equatoriale, ma alcune aree possono ricevere fino a 5 metri di pioggia all’anno.

Lateinamerika_Klima_El_Nino_Temperatur_2009_NCEPPiù di 5 metri di pioggia all’anno rilasciano in media 400 W/m2 di calore nell’atmosfera, una quantità di calore notevolissime che viene gradualmente bilanciata dalle “onde equatoriali”, come le “onde di Yanai” e l’equatoriale “onda di Kelvin”, che hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di fenomeni atmosferici molto importanti, come “El Nino” o “La Nina“. Le “onde di Kelvin” di solito sono il segnale precursore della nascita di “El Nino”. Studi molto recenti hanno dimostrato come la “Madden-Julian oscillazione”, importantissimo indice climatico che consiste nel lento movimento di un nucleo di precipitazioni molto intense, caratterizzate da una profonda (perché interessa tutto lo strato della troposfera) attività convettiva organizzata, in spostamento da Est a Ovest, in azione sull’oceano Indiano, può innescare una “onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, con la liberazione di una intensa quantità di calore latente sprigionato dall‘intensa attività convettiva legata proprio alla “MJO“.

440px-El-ninoIl campo di pressione medio-basso presente sull’oceano Indiano meridionale, lì dove agisce la “MJO”, si propaga gradualmente verso est, in direzione del Pacifico settentrionale, producendo una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali che inibisce il flusso regolare dei venti Alisei nella fascia tropicale dell‘oceano Pacifico. In questa fase gli Alisei nel Pacifico occidentale non soltanto si indeboliscono, ma addirittura invertono direzione per poche settimane al mese, producendo i “westerly wind bursts” che rapidamente approfondiscono il termoclino. Lo sprofondare del termoclino lancia un “onda di Kelvin” che si propaga verso oriente.

gfs_pentad_850Questi venti occidentali sono in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico orientale un’“onda di Kelvin“, che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest-est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per diverse centinaia di miglia. In appena 30-60 giorni questa “onda Kelvin” si propaga dal Pacifico occidentale a quello orientale, spingendo un flusso di masse d’acqua molto calde che da Papua Nuova Guinea e dalle isole del Pacifico centrale si muove in direzione delle coste americane. Quando questa “onda di Kelvin” colpisce la costa del Sud America, in prossimità dell’Ecuador e della costa peruviana, l’acqua calda impatta sopra il ramo principale della fredda “corrente marina di Humbold”, che dai mari sub-antartici risale fino alle isole Galapagos bordando tutta la costa sud-americana, dal Cile al Peru e all’Ecuador meridionale.

nino3_4L’incontro con la fredda “corrente marina di Humbold” provoca una brusca deviazione verso nord del flusso di masse d‘acqua molto calde provenienti dal Pacifico, creando una vasta area di acque calde in superficie che si distende verso il golfo di Panama e le coste pacifiche dell’America centrale. Questa corrente di acque calde, spinte dall’”onda di Kelvin”, può propagarsi fino alle coste del Messico settentrionale e della California, causando un impennata delle precipitazioni nelle suddette aree costiere, visto la maggior quantità di calore latente messo a disposizione dalla superficie oceanica.

El NinoL’arrivo dell’onda di solito viene preannunciato dall’anomalo riscaldamento della superficie oceanica riscontrato dalle oltre 70 boe oceanografiche, gestite dal NOAA (con l’aiuto del Giappone, Corea, Taiwan, e Francia), piazzate lungo l’intera larghezza dell’oceano Pacifico, da Papua Nuova Guinea fino alle coste dell’Ecuador. I sensori di temperatura sono posti a diverse profondità lungo le boe oceanografiche e sono quindi in grado di registrare la temperatura sotto la superficie dell’acqua, a diverse profondità. Tali sensori inviano i loro dati in tempo reale, tramite il satellite, ai computer del NOAA che verificano successivamente la qualità dei dati inviati. Se si riscontra che nel giro di 3 mesi le temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale sono aumentate di oltre i +1.5°C, rispetto le medie stagionali, allora è chiaro che il fenomeno di “El Nino” è partito, con tutte le conseguenze teleconnettive su scala planetaria, con un significativo riscaldamento di tutta la fascia tropicale e sub-tropicale.

Schema di "El Nino" sul Pacifico settentrionale
Schema di “El Nino” sul Pacifico settentrionale

In questi mesi l’attivazione del’“onda di Kelvin”, partita dal Pacifico occidentale, sta continuando a spingere in direzione del Pacifico centro-orientale masse d’acque molto calde, che stanno provocando un riscaldamento superficiale, a tratti anche brusco, del Pacifico equatoriale centro-orientale. Il proseguo del fenomeno di “El Nino”, soprattutto per quel che concerne la sua intensità, dipenderà dalle anomalie riportate dalla “Madden-Julian oscillazione”, che dall’oceano Indiano orientale e mari poco a nord degli arcipelaghi indonesiani, dove è in atto un notevole rinvigorimento dell’attività convettiva, tende a spostarsi verso Papua Nuova Guinea e gli atolli del Pacifico centro-occidentale.

Michael_A2012251_1350_1kmLa progressione del fenomeno di “El-Nino” dovrebbe, già a partire dalle prossime settimane, determinare un parziale indebolimento degli Alisei sul Pacifico centro-orientale, in accordo con l’andamento dell’”Equatoriale Southern Oscillation Index” che prevede un allentamento del flusso degli Alisei. Inoltre, con l’indebolimento degli Alisei e il rinforzo dei “westerly wind bursts” sul Pacifico occidentale, in concomitanza con il passaggio della parte più attiva della “MJO”, si potrebbero venire a creare le situazioni ideali per la nascita e la formazione di singoli quanti intensi cicloni tropicali. In particolare sul Pacifico sud-occidentale e centrale, dove già entro la fine della prossima settimana si potrebbe vedere il passaggio di ciclone tropicali che potrebbero rappresentare una minaccia per diversi atolli e isole del Pacifico meridionale, come le Figi, la Nuova Caledonia e le centinaia di arcipelaghi (composti prevalentemente da atolli o isole vulcaniche) ubicati ad est di Papua Nuova Guinea e dell’East Coast australiana.