La lucida follia di Andreas Lubitz: ecco come ha scelto le Alpi per morire (e uccidere)

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La ricostruzione del drammatico incidente aereo provocato dalla folle scelta del co-pilota Andreas Lubitz di suicidarsi schiantando l’aereo di Germanwings

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Andreas Lubitz soffri’ di depressione, ha scelto le Alpi per morire e trascinare nel proprio destino 150 persone che hanno avuto la sfortuna di affidarsi a lui per un viaggio che li portasse sani e salvi alla vita di sempre. Il giorno dello schianto del volo Germanwings il co-pilota non doveva volare: era in congedo per malattia, ma aveva nascosto a colleghi e datori di lavoro la sua condizione. E’ quanto reso noto dalla procura tedesca, all’indomani della perquisizioni nelle due case del giovane: l’abitazione dei genitori, a Montabaur, cittadina a nord di Francoforte, e il suo appartamento all’ultimo piano di una palazzina residenziale proprio di Dusseldorf. Gli inquirenti hanno trovato “stracciati alcuni certificati di malattia molto recenti che dicono che non doveva lavorare, anche lo stesso giorno dell’incidente”. Nelle case sono stati trovati anche documenti che dimostrano che il giovane era in terapia mentre non e’ stato rinvenuto alcun biglietto di addio “ne’ indizi che facciano pensare a motivazioni politico-religiose”. L’ospedale universitario di Dusseldorf ha reso noto che Lubitz era stato visitato a febbraio e a marzo – l’ultima visita risale al 10 del corrente mese – per “accertamenti diagnostici”. La struttura ha smentito che il 29enne fosse li’ in cura per depressione ma secondo la Suddeutsche Zeitung erano diversi i medici ai quali si rivolgeva il pilota. Dal passato e dalla sua vita personale continuano a emergere dettagli che delineano una personalita’ molto complessa. Gia’ si sapeva che sei anni fa, nel 2009, aveva avuto “un grave episodio depressivo”: era stato sei mesi in terapia psichiatrica prima di completare la sua formazione da pilota. L’episodio era rimasto agli atti, nella documentazione relativa al giovane, in mano al dipartimento del traffico aereotedesco sotto il codice ‘SIC’, che indica la necessita’ che l’interessato sia sottoposto a “controlli medici regolari”.

I procuratori di Duesseldorf non hanno chiarito che tipo di problemi impedissero al giovane di lavorare, ne’ tantomeno hanno fatto alcun riferimento a una possibile malattia mentale. Ma dalle notizie raccolte dalla stampa tedesca, emerge sempre piu’ la figura di un giovane amabile, ma con una passione quasi maniacale per il volo (la casa era tappezzata di foto di aerei e materiale Lufthansa) e una storia di depressione, in terapia psicologica; uno stato forse peggiorato, secondo notizie non confermate, dalla rottura del legame con la sua fidanzata, la compagna di sette anni con cui avrebbe dovuto sposarsi il prossimo anno. In autunno, ha spiegato Klaus Radker, il Presidente dell’aeroclub Luftorts Westerwald frequentato da Lubitz, il co-pilota si fece vedere con la sua fidanzata al circolo, dov’era andato per rinnovare la sua licenza di volo. Prese parte al barbecue del club: “Sembrava normale e felice – dice Radker secondo il ‘Daily Telegraph’ – orgoglioso del suo lavoro dopo anni di preparazione. L’ho sempre trovato amichevole e gentile, anche se riservato”. Qualche settimana prima del disastro aereo aveva comprato in una concessionaria nei pressi di Dusseldorf due automobili Audi. A riferirlo e’ il settimanale Focus nel proprio sito web. Una delle auto era per lui, e l’altra per la fidanzata. Une delle vetture, acquistate dal co-pilota, era stata consegnata la scorsa settimana. Poi deve essere accaduto qualcosa, che lo ha spinto a quel gesto. Le Alpi, le conosceva bene perche’ le aveva sorvolate con un aliante. “Aveva una passione per le Alpi, ne era perfino ossessionato”, ha spiegato a Le Parisien Dieter Wagner, membro del club di volo di Montabaur , la citta’ della quale Lubitz era originario. Il presidente del club ha aggiunto di esser certo che Lubitz prese parte a un corso di volo con aliante nel club francese di Sisteron, gemellato con quello di Montabaur. Su quelle montagne si contano oggi le conseguenze di una passione innocente ma forse sposata a una malattia, e combinata con un innesco che ha fatto esplodere tutto. Per il quarto giorno consecutivo sono proseguite le operazioni di recupero delle salme. La gendarmeria francese ha fatto sapere di aver trovato finora tra i 400 e i 600 resti umani. “Purtroppo non abbiamo trovato alcun corpo intatto”, ha affermato il colonnello Patrick Touron. Inquirenti e tecnici specialisti setacciano tra rocce e sassi alla ricerca dei resti, lavorando inerpicati su un declivio scosceso e scivoloso. Per aiutare l’identificazione, i familiari delle vittime hanno fornito degli oggetti – come gli spazzolini da denti – da cui estrarre il dna dei loro cari. A loro Lufthansa ha offerto 50.000 euro per passeggero come primo aiuto finanziario immediato.