L’approssimarsi della profonda depressione algerina, scesa sotto i 995 hpa, alla Sicilia e al Canale di Sardegna ha prodotto, come previsto, un rapido tracollo della pressione barometrica fra il Canale di Sicilia e lo Ionio all’origine delle forti burrasche di scirocco che in nottata hanno spazzato tutto lo Ionio, e le limitrofe coste della Sicilia nord-orientale, la Calabria ionica, parte della Basilicata e il Salento. L’evoluzione di questa ciclogenesi algerina, sviluppatasi nel corso della mattinata di ieri per effetto “sottovento” lungo il versante meridionale dell’Atlante Telliano, è stata piuttosto rapida. Una volta strutturatasi nella media troposfera, con dei massimi di vorticità positiva impressi dal passaggio di un ramo secondario del “getto sub-tropicale”, questa ciclogenesi, nel corso della serata di ieri, dopo essersi approfondita, si è spostata in direzione della Tunisia, dell’alto Canale di Sicilia e del Canale di Sardegna, con un minimo barico al suolo sceso ben al di sotto dei 995 hpa.

Avvicinandosi alla Sicilia il rapido calo della pressione barometrica avvenuto sul Canale di Sicilia ha attivato intensi e umidi venti di scirocco che dalla Cirenaica hanno risalito il mar Libico e lo Ionio, rafforzandosi sensibilmente fino allo status di burrasca forza 7-8 Beaufort, ma con locali rinforzi fino a forza 9 Beaufort da SE sullo Ionio centrale, nel tratto antistante le coste della Sicilia. Questa depressione algerina, spostandosi verso l’alta Tunisia e l’alto Canale di Sicilia, si è contrapposta a quell’imponente promontorio anticiclonico di blocco, presente sul Kazakistan e il sud della Russia, con massimi di 1030 hpa. Le isobare strette e concentriche della depressione si sono addossate a quelle ellittiche del promontorio anticiclonico, presente fra Russia europea e Kazakistan. La presenza di questo solido promontorio anticiclonico ha contribuito a inspessire in modo sensibile il “gradiente barico orizzontale”, già di per se significativo, sullo Ionio, generando così un forte flusso da SE e S-SE che nel corso della nottata ha raggiunto l’intensità di burrasca forte su tutto lo Ionio, fino alle coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica.
Al contempo l’avvezione di vorticità positiva in quota, indotta dalla risalita di un ramo secondario del “getto sub-tropicale” dall’entroterra desertico algerino, ha approfondito ulteriormente la depressione, la quale è scesa sotto i 994 hpa, evolvendosi in una ciclogenesi esplosiva, capace di determinare un rapido tracollo della pressione barometrica su una vasta area attorno la Sicilia, l’omonimo Canale e il mar Ionio. Questa sensibile diminuzione della pressione barometrica in poche ore ha innescato anche il “vento Isallobarico”, che solitamente si manifesta in aree ben più ampie, fra i 500 e i 1000 km, quando si succedono repentini abbassamenti della pressione barometrica (-15 hpa in 6 ore) seguiti da improvvisi rialzi della stessa.
In questi casi il “vento Isallobarico”, sommandosi al vento di “gradiente”, può dare origine a brevi ma fortissime tempeste di vento che si localizzano nelle aree dove si posizionano i massimi del “gradiente barico”, lì dove il calo pressorio è più repentino. L’attivazione della componente “Isallobarica” sullo Ionio ha agevolato l’attivazione di forti burrasche di scirocco, con rinforzi di tempesta in mare, che dal deserto della Cirenaica e del Golfo della Sirte si sono propagati in direzione del mar Libico e dello Ionio, acquistando ulteriore intensità nel tratto di mare ad est della Sicilia, con una componente prevalentemente sud-orientale che solo in nottata ha spazzato le coste del catanese e del messinese, la Calabria ionica, e dalla prima mattinata odierna pure la costa salentina, dove sono subentrati venti forti che hanno toccato punte di oltre i 70 km/h, anche se localmente le raffiche hanno lambito i 80-90 km/h sulle coste della Calabria ionica e del Salento, e picchi fino a 100 km/h in mare aperto.

Una parte del flusso sciroccale, durante la tarda notte, dopo aver risalito lo Ionio si è “incanalato” all’interno dello Stretto di Messina, rafforzandosi sensibilmente nei bassi strati per il cosiddetto “effetto Venturi” che con il graduale restringimento della sezione, man mano che ci avviciniamo all’imboccatura nord, causa una conseguente e netta intensificazione del flusso eolico che raggiunge picchi di velocità davvero ragguardevoli proprio nell’estrema parte nord della strettoia, fra Capo Peloro e Cannitello. Difatti, proprio all’interno dello Stretto di Messina, causa l’attivazione dell’”effetto Venturi” fra le 02:00 e le 04:00 AM si è scatenata una vera e propria bufera di scirocco, con venti molto forti da SE e S-SE che risalendo molto velocemente l’intero braccio di mare hanno raggiunto picchi di oltre 90-100 km/h. Durante la fase clou una raffica di ben 106 km/h è stata registrata dalla stazione meteorologica automatica del porto di Messina (punto particolarmente esposto allo scirocco), mentre punte di oltre i 90 km/h si sono registrati in altri punti della città peloritana, quando sullo Stretto imperversava una vera tempesta, con pioggia orizzontale polverizzata dalle fortissime raffiche da SE e visibilità orizzontale ridotta a meno di 2 km.
Solo dalla prima mattinata odierna, con il ripiegare della profonda depressione verso il Canale di Sardegna e il basso Tirreno occidentale, la potente sciroccata ha cominciato pian piano ad attenuarsi all’interno dello Stretto di Messina, evolvendo verso l’alto Ionio, le coste della Calabria ionica e il Salento, per poi andare gradualmente ad attenuarsi dal primo pomeriggio odierno per un indebolimento del “gradiente barico orizzontale”. L’intensa sciroccata, che dall’entroterra libico è risalita verso le nostre regioni più meridionali, estendendosi su un ampio tratto di mare, che dal Golfo della Sirte si allungava fino alle coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica, ha alzato un imponente moto ondoso, con marosi che lì dove erano in azione le burrasche hanno raggiunto i 4.0-5.0 metri in mare aperto.
Il “Fetch” (l’estensione dello spazio di mare su cui soffia il vento) piuttosto ampio, come capita sovente nei flussi sciroccali, esteso dal Golfo della Sirte fino alle coste della Calabria ionica e al Golfo di Taranto, ha determinato le condizioni ideali per la formazione di onde davvero alte che dopo aver risalito lo Ionio si sono velocemente dirette verso le esposte coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica. Lo sviluppo di queste ondate cosi grandi, su tutto l’alto Ionio e lungo il Golfo di Taranto, è stato favorito non tanto dalla forza del “gradiente barico orizzontale” in mare aperto, quanto dal “Fetch” piuttosto esteso su un ampio tratto di mare che dalle coste della Cirenaica si estendeva fino alle coste del Salento e della Calabria ionica.

Il “Fetch” difatti è un parametro fondamentale per valutare la potenza e l’intensità del moto ondoso che verrà innescato dalla formazione di una burrasca o una tempesta di vento in mare. L’altezza delle onde non dipende solo dall’intensità del vento, ma anche dall’estensione dello spazio di mare su cui esso agisce. Più questo sarà ampio maggiori saranno le probabilità di vedere un moto ondoso più consistente e impetuoso, capace di immagazzinare enormi quantità di energia. In presenza di venti di burrasca e di un “Fetch” molto esteso, per centinaia di miglia, allora siamo certi di trovarci di fronte ad una consistente mareggiata, in grado di arrecare danni significativi sulle aree costiere esposte, già pesantemente vulnerate dal fenomeno dell’erosione. Queste ondate di “mare vivo”, non incontrando alcun tipo di ostacolo durante il loro cammino, si sono propagate in direzione dei litorali ionici di Sicilia e Calabria, sospingendosi su questi in ondate rifratte da SE che hanno raggiunto la fascia costiera con “Run-Up” alti anche più di 4.0 metri, specie fra il catanese, il messinese e il reggino ionico, ed il catanzarese.
Su questi tratti di costa le ondate sono arrivate già ben formate e con i massimi “Run-Up”, data l’estensione del “Fetch” e la vicinanza delle burrasche alla costa. Purtroppo queste grandi onde rompendosi su tratti di costa già seriamente vulnerati dall’erosione, stanno cagionando diversi danni lungo i rispettivi lungomari dei comuni ionici di Calabria e Sicilia. Inoltre i marosi, con la loro forza, stanno ripulendo i fondali, muovendo una gran quantità di detriti sabbiosi. Una parte di queste ondate muovendosi verso l’alto Ionio, sono entrate sotto forma di onde lunghe, alte più di 3.0-4.0 metri, sul Golfo di Taranto e sul Canale d’Otranto.
Il moto ondoso da scirocco su tutto lo Ionio dovrebbe iniziare a scadere gradualmente dalla prossima serata, con onde lunghe da SE che tenderanno ad attenuarsi definitivamente solo dalla mattinata di giovedì, determinando residue risacche, per onde lunghe e molto lunghe da SE e S-SE, sulle coste della Sicilia e Calabria orientale, Basilicata e Puglia ionica. Va detto che dal primo pomeriggio di domani nuovi treni di onde lunghe o molto lunghe, con direzione media di provenienza da E-SE, si muoveranno verso le coste della Sicilia orientale e della bassa Calabria ionica, determinando nuove sostenute e rumorose risacche su tutti i litorali, dalle coste del siracusano al messinese e reggino ionico, prolungandosi fino alla nottata fra giovedì 26 e venerdì 27 Marzo.



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