I ricercatori hanno testano hanno testato tre bioplastiche non tradizionali come alternative alla plastica convenzionale
Le bioplastiche realizzate da fonti di proteine come l’albumina e siero di latte hanno importanti proprieta’ antibatteriche. Lo sostiene una ricerca condotta dalla University of Georgia, secondo cui, proprio per le loro proprieta’, queste potrebbero essere usate nella plastica utilizzata in campo medico (come punti, medicazioni, cateteri) o per l’imballaggio alimentare. I ricercatori hanno testano hanno testato tre bioplastiche non tradizionali (realizzate con albumina, siero di latte e soia) come alternative alla plastica convenzionale derivata dal petrolio, che presenta rischi di contaminazione. E hanno scoperto che l’albumina in particolare ha grandi proprieta’ antibatteriche quando miscelata con un plastificante tradizionale come il glicerolo. “Si e’ scoperto che aveva una completa inibizione, nessun batterio potrebbe crescere sulla plastica”, ha detto Alex Jones, ricercatore alla University of Georgia e tra gli autori dello Studio. “I batteri non sarebbero in grado di vivere”. La ricerca e’ stata pubblicata sulla versione online del Journal of Applied Polymer Science. Gli scienziati sottolineano poi un altro vantaggio di questa bioplastica: e’ completamente biodegradabile. Come proteina pura, si disintegra in discarica e si dissolve completamente quando interrata. Gli studiosi ora valuteranno il potenziale della bioplastica a base di albumina nel campo biomedicale e dell’imballaggio alimentare negli ospedali, per ridurre i rischi di contaminazione o la diffusione dei batteri.


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