“Il ruolo della prevenzione – sostiene Aldo Quattrone, Presidente della SIN – è cruciale nel caso delle malattie neurodegenerative”
La carenza di determinati macronutrienti e micronutrienti, tra cui soprattutto vitamine del gruppo B e proteine, può provocare danni a carico delle strutture nervose. Basti pensare al caso dell’epidemia di neurite ottica che colpì la popolazione cubana agli inizi degli anni Novanta, quando, a causa delle restrizioni alimentari imposte dall’embargo statunitense, fu impossibile assumere livelli adeguati di proteine, vitamine e minerali.
Di corretta alimentazione per affrontare le malattie neurologiche si parla in occasione della Settimana Mondiale del Cervello, dal 16 al 22 marzo, la cui tematica e’ legata quest’anno a quella dell’Expo di Milano (‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’).
Spiegano i neurologi SIN che per la Settimana hanno organizzato incontri e convegni: “Anche il regime alimentare vegetariano seguito da quasi 4 milioni di italiani, se da un lato si è dimostrato in grado di prevenire patologie cardiovascolari o diabete, dall’altro rischia, soprattutto nella sua declinazione vegana (400.000 persone in tutta Italia), di determinare serie carenze di alcuni nutrienti essenziali, come oligoelementi e vitamine. In particolare, la carenza di vitamina B12 determina sia un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina, sostanza associata all’incremento del rischio di demenza e di malattie cerebro-vascolari, sia un aumento dei livelli di S-adenosil-metionina.
“Il ruolo della prevenzione – sostiene Aldo Quattrone, Presidente della SIN – è cruciale nel caso delle malattie neurodegenerative; in ambito neurologico la prevenzione passa in primo luogo attraverso un corretto nutrimento del cervello, da intendersi tanto in senso stretto, come accorta e sana alimentazione, quanto in senso più ampio, come esercizio fisico e allenamento intellettuale, entrambe buone pratiche per prevenire l’invecchiamento cerebrale”.


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