Dall’esame delle tempeste nell’Africa occidentale si può stimare l’intensità di un uragano una settimana dopo
In futuro si potranno fare previsioni meteo sull’arrivo di uragani nel Nord America grazie all’esame di intensi temporali che si scatenano nell’Africa occidentale con una o due settimane di anticipo. Lo suggerisce uno studio dell’Universita’ di Tel Aviv, pubblicato su Geophysical Research Letters, secondo il quale l’85% degli uragani piu’ forti che interessano Usa e Canada comincia come forte perturbazione atmosferica nell’Africa occidentale. “Maggior e’ l’area interessata da questi disturbi atmosferici – spiega Colin Price – piu’ alta e’ la possibilita’ che questi si trasformino in uragani una o due settimane dopo”. Il team di ricerca ha esaminato dati relativi all’intervallo 2005-2010, nel dettaglio le immagini delle formazioni nuvolose riprese dai satelliti geostazionari ogni 15 minuti (con focus sui mesi da giugno a novembre, la stagione degli uragani) e la loro temperatura. “Abbiamo prima mostrato – afferma Price – che le formazioni nuvolose fredde nell’Africa tropicale erano un buon indicatore del numero mensile di perturbazioni atmosferiche sulle coste occidentali dell’Africa”. Poi, aggiunge, “abbiamo osservato che maggiore era l’iniziale calotta di nubi nell’Africa occidentale, piu’ alto era il valore dell’energia accumulata dal ciclone in un futuro uragano”. La conclusione, sottolinea, e’ che dall’esame delle tempeste nell’Africa occidentale si puo’ stimare l’intensita’ di un uragano una settimana dopo. “Se riuscissimo davvero a predire un uragano con una o due settimane di anticipo – aggiunge Pirce -, immaginiamo quanto riusciremmo a preparare le citta’ che possono trovarsi nel loro percorso”.


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