Spazio: il rover cinese “Yutu” racconta il passato esplosivo della Luna

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2015031602753810710Avrebbe dovuto esplorare per tre mesi il Mare Imbrium, un vasto e piatto cratere della Luna mai campionato prima, che si pensa generato da un antico grande impatto e poi riempito da una marea lavica intorno a 3,8 miliardi di anni fa. Dopo soli 14 giorni e un centinaio di metri percorsi, il rover cinese Yutu si è bloccato, mentre il radar a penetrazione di cui era dotato riusciva a scandagliare fino a 400 metri sotto la superficie lunare. I risultati di quelle analisi, ora pubblicati sulla prestigiosa rivista Science, rivelano che sotto l’aspetto tranquillo il Mare Imbrium nasconde in realtà le cicatrici di un passato esplosivo. A riferire dei risultati ottenuti dal Coniglio di Giada – questo il significato di Yutu, parte della missione Chang’e 3, atterrato morbidamente sulla superficie lunare all’inizio dell’anno scorso – è Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di Astrofisica.
“Quando si guarda un’immagine di questo territorio, sembra piuttosto omogeneo”, dice Long Xiao della China University of Geosciences di Wuhan, leader della ricerca. “Ma quando abbiamo potuto osservarne l’interno, abbiamo trovato che lì vi sono raccontate diverse storie”, aggiunge. Il gruppo guidato da Xiao ha infatti scoperto strati su strati di colate laviche, non viste in precedenza, riuscendo a trovare evidenze di ben cinque eventi vulcanici distinti. Una sorpresa ancora più grande è stata che alcune tracce sembrano causate da eruzioni esplosive, piuttosto che da colate laviche effusive. Il terzo strato di lava sotto la superficie, che si trova a circa 240 metri sotto la superficie ed è vecchio attorno ai 3,3 miliardi di anni, possiede infatti una struttura di riflessione che è simile a quello che si vede sulla Terra in conseguenza di eruzioni violente, che espellono grandi rocce conosciute come rocce piroclastiche. Una novità, in quanto precedenti analisi da missioni Apollo e da veicoli spaziali in orbita avevano rilevato solo la presenza di lava basaltica, che scorre più dolcemente.
Perché le eruzioni siano a carattere esplosivo, è necessario un grande accumulo di gas, la cui produzione difficilmente può essere imputata a rocce di superficie, che non contengono a sufficienza sostanze chimiche con basso punto di ebollizione.
Questo suggerisce ai ricercatori – prosegue Media Inaf – che all’interno della Luna potrebbero trovarsi molecole volatili, come l’acqua. Ulteriori approfondimenti, per comprendere esattamente come ogni strato si sia formato e dove si potesse trovare ciascun vulcano, sono al momento rimandati, ma non di molto. Quest’anno è infatti previsto il lancio di un secondo rover lunare cinese con la missione Chang’e 4, in preparazione di un’ulteriore missione che riporti a Terra un campione lunare, programmata per il 2017.