Violentissime tempeste di bora hanno flagellato la costa slovena e croata, registrata una raffica di 241 km/h sul monte Velebit

boraf14In questi giorni fra l’area balcanica e il bacino centrale del mar Mediterraneo si è venuta a creare la configurazione barica ideale per l’attivazione di fortissimi, a tratti pure violenti, venti di bora. Specie lungo il breve tratto di costa slovena, la Dalmazia e tutto il medio-alto Adriatico. Tutto è iniziato nella nottata fra mercoledì 4 e giovedì 5 Marzo 2015, quando mentre sul medio Tirreno si isolava una ciclogenesi particolarmente esplosiva, che nel giro di 24 ore ha perso quasi -20 hpa, un promontorio anticiclonico dinamico, con massimi di oltre 1040 hpa, si estendeva in direzione del Regno Unito e della Francia, con asse inclinato verso nord-est.

wind10m_H_web_5Questa spinta verso nord-est dell’anticiclone delle Azzorre determinava un fitto addensamento di isobare (compressione del “gradiente barico orizzontale”) con una spiccata curvatura ciclonica tra le Alpi e l’Italia centrale che risucchiava masse d’aria piuttosto fredde, pesanti e dense dall’area carpatico-danubiana e dai Balcani dirette verso il Carso e gli “intagli” naturali delle Alpi Dinariche. Sovente, con questo tipo di configurazione, quando l’alta pressione si dispone con il proprio asse verso nord-est lungo il suo margine orientale può tracimare aria molto fredda che si versa sull’Europa centro-orientale per aggirare ad est l’ostacolo delle Alpi e incanalarsi tramite le famose “porte” del Carso e delle Alpi Dinariche, traboccando con violenti raffiche verso il mar Adriatico.

Il fitto "gradiente barico orizzontale" responsabile delle tempeste di bora che hanno sferzato la Dalmazia
Il fitto “gradiente barico orizzontale” responsabile delle tempeste di bora che hanno sferzato la Dalmazia

La presenza di un “gradiente barico orizzontale” così compresso, fra le Alpi, le regioni centrali italiane e le Alpi Dinariche, ha prodotto un ulteriore accelerazione del flusso sinottico (nei bassi strati), dai quadranti orientali, che dopo aver attraversato l’Ungheria, la Croazia e la Bosnia Erzegovina si è perfettamente “canalizzato” all’interno delle famose porte delle Alpi Dinariche per poi uscire sotto furiosi “deflussi” verso le coste della Dalmazia e il mar Adriatico, dove si sono attivati furiosi venti “Catabatici” che localmente, grazie a locali effetti di amplificazione locale, hanno raggiunto velocità davvero impressionanti. Basti pensare che in alcune stazioni amatoriali croate, ubicate all’imbocco dei principali valichi delle Alpi Dinariche, si sono misurate raffiche di caduta violentissime fino a 200-220 km/h. Fra le raffiche più violente, registrate nel territorio croato, segnaliamo gli impressionanti 241 km/h registrati sul monte Velebit, che rappresenterebbero una delle raffiche più violente mai registrate in Europa.

La mappa del vento a 10 metri mette in evidenza le "porte" da dove si attiva il "deflusso" che origina i forti venti di bora sul medio-alto Adriatico
La mappa del vento a 10 metri mette in evidenza le “porte” da dove si attiva il “deflusso” che origina i forti venti di bora sul medio-alto Adriatico

Sulle zone costiere fra Slovenia e Dalmazia settentrionale, le raffiche più violente avrebbero toccato picchi di 130-140 km/h, ma con picchi localmente superiori ai 150-160 km/h. In questa circostanza il vento di caduta si è reso particolarmente violento e turbolento a causa della particolare disposizione delle isobare che dopo essersi infittite si sono allineate quasi in parallelo con l’asse dei valichi (o porte) presenti lungo le Alpi Dinariche. Ciò ha permesso ai “deflussi” dalle Alpi Dinariche di dare origine a violentissime tempeste, con raffiche di uragano che avrebbero toccato picchi di 200-220 km/h allo sbocco di alcune vallate fra la Slovenia e la Croazia settentrionale. Venti violentissimi che hanno sradicato alberi, piegato interi boschi e scoperchiato tetti di abitazioni situate lungo l’uscita di queste vallate che hanno amplificato ulteriormente la forza dei venti “Catabatici”. La congeniale conformazione orografica locale ha contribuito a far acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria, causando enormi disagi e danni, con tetti scoperchiati, camion ribaltati e strutture mobili letteralmente spazzate via.

PPVJ89Una volta raggiunto l’Adriatico i forti venti da NE, in uscita dalle coste dalmate, hanno agitato la superficie di questo bacino, creando spettacolari soffiate di salino (le creste polverizzate dalle fortissime raffiche di vento) e un intenso moto ondoso di deriva che si è rapidamente diretto verso le coste di Marche, Abruzzo e Molise, con ondate alte più di 3.0-4.0 metri che si sono abbattute lungo i litorali del pesarese, anconetano, maceratese, pescarese, teramano e del Molise, originando mareggiate di debole e moderata intensità che hanno insistito fino alle giornate di venerdì 6 e sabato 7 Marzo.