Archeologia, Francia: scoperta la tomba di un principe dei celti

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Le scoperte di Lavau, riferisce un articolo della rivista “Archeologia Viva”, dimostrano l’importanza degli scavi preventivi

Nel nord della Francia è stata scoperta una ricca tomba intatta di un personaggio di alto rango appartenente alle élites celtiche della metà del I millennio a.C. Una tomba principesca dal corredo spettacolare è stata portata alla luce a Lavau (Dipartimento dell’Aude), pochi chilometri da Troyes, nella Champagne, in un’area periferica destinata a zona commerciale, oggetto delle ricerche condotte dall’Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives). Le scoperte di Lavau, riferisce un articolo della rivista “Archeologia Viva”, dimostrano l’importanza degli scavi preventivi, senza i quali questa eccezionale testimonianza storica sarebbe andata perduta, finita in discarica o ricoperta da colate di cemento. L’area della tomba principesca di Lavau occupa uno spazio che fu utilizzato da diversi cimiteri nel corso del tempo, a partire da un’importante necropoli dell’età del Bronzo (1300-800 a.C.); questa alla fine del VI secolo a.C. fu delimitata da un complesso sistema di fossati profondi tre metri, che inclusero anche lo spazio della nuova tomba principesca ora scoperta e di altre due tombe dell’età del Ferro (il cui rapporto con quella del ”principe” deve essere approfondito): una femminile con parure di bracciali di bronzo massiccio e una di guerriero armato di spada.

archeologiaUn cimitero di età gallo-romana venne impiantato, cinque secoli dopo e in tale occasione i fossati protostorici vennero svuotati e riattivati. La tomba a camera di Lavau in origine era ricoperta da un tumulo oblungo di almeno ben quaranta metri di diametro, delimitato tutt’intorno dal fossato, ma la sopraelevazione di terra fu spianata in età medievale con le arature. In seguito alla scomparsa del tumulo si perse nozione, ”fortunatamente”, anche della ricca camera funeraria, che così si sottrasse al saccheggio (da cui purtroppo non si salvarono molti altri tumuli dell’area franco-germanica delle ”residenze principesche”). L’ambiente, di quattordici metri quadrati e profondo due, era costituito da una camera a pareti di legno, con travi che sostenevano la copertura. La camera ospitava un inumato, disteso al centro con accanto un carro a due ruote, mentre il corredo di vasi era deposto agli angoli. Le falangi di un piede e una rotula documentano il buono stato di conservazione dei resti scheletrici, importante per le analisi e gli approfondimenti scientifici. All’inumato sono associati un fodero di ferro contenente la lama di un lungo coltello o di una daga. Sono dunque la struttura e l’ampiezza della tomba e il corredo particolarmente fastoso a indicare lo status eccezionale del personaggio sepolto, certamente di rango principesco, destinatario di un rituale che in altre regioni dell’Europa celtica caratterizza sia gli uomini sia le donne delle élites della fine della prima età del Ferro (V sec. a.C.). L’oggetto più importante del corredo è un capolavoro che costituisce un unicum: un calderone di bronzo di forma emisferica (lebéte), il cui diametro all’orlo è circa un metro: completamente schiacciato dal peso del materiale che ha colmato la camera funeraria, dopo il crollo del soffitto di legno, il suo fondo è stato perforato da un contenitore cilindrico (cista ”a cordoni”) che era posto al di sotto, a livello del pavimento. Il lebéte, che in origine era posto sopra un sostegno in materiale organico disgregatosi nel corso del tempo, è collassato sopra il vaso sottostante. Sul fondo del lebéte si è trovato un prezioso colino d’argento dorato, dal manico lavorato, col fondo a imbuto e il filtro concavo mobile; accanto era una brocca di ceramica (oinochoe) fabbricata ad Atene alla fine del VI secolo a.C. Calderone, colino e brocca: tre utensili del servizio da simposio greco-etrusco, legati al consumo del vino.