Chirugia dell’ernia inguinale: arrivano le protesi che “crescono” a contatto con il tessuto naturale

Realizzato un protocollo internazionale con le linee guida per il trattamento della patologia: tutte le novità sugli interventi chirurgici

I massimi esperti del settore hanno stilato una sorta di “guida all’intervento di ernia inguinale”, dai casi meno complicati a quelli più complessi: il documento è stato messo a punto durante la prima Conferenza mondiale sulla Chirurgia dell’ernia addominale che si conclude domani a Milano, come riportato su La Repubblica di stamani.  I rischi di complicanze ormai sfiorano meno dell’1% e dal congresso sono state presentate  allettante prospettive per il futuro: grazie al progresso nel campo della robotica a supporto della medicina e della chirurgia, ed anche la chirurgia social, ovvero la possibilità per i medici ed esperti specializzati di condividere i referti, le diagnosi e le prognosi dei pazienti al fine di scambiare consigli sulle migliori tecniche da applicare per ogni caso specifico, una sorta di data base degli interventi. L’ernia è una di quelle patologie che nella stra grande maggioranza dei casi si interviene solo chirurgicamente: ogni anno sono circa 7 milioni i pazienti  che si sottopongono ad un intervento.

ernia-inguinaleNello specifico, per quanto riguarda l’ernia inguinale, sono circa 150 mila le persone che ne soffrono in Italia. L’ernia inguinale, spesso rimane nascosta e si palesa solo in relazione ai sintomi di dolore localizzato e sensazione di peso nella zona: cosa succede nello specifico? L’ernia consiste nella fuoriuscita di un viscere dalla sua sede e può verificarsi nella zona dell’inguine, in quella femorale e mediana.  Giampiero Campanelli, direttore di Chirurgia generale e day surgery dell’Istituto clinico Sant’Ambrogio di Milano e presidente della Conferenza, ha illustrato le novità tecnologiche che si prospettano in ambito di trattamento ed intervento di ernia,  come le «protesi biologiche intelligenti, in grado di trasformarsi nel tessuto con cui vengono in contatto. Si tratta di lamine ottenute da tessuti animali che dopo l’impianto vengono pian piano sostituite e colonizzate dalle cellule del paziente, così da sparire completamente dopo aver esercitato il loro effetto di contenimento. Oggi vengono impiegate in casi complessi, ad esempio se ci sono infezioni o potenziali infezioni, ma sono utili anche in donne con piccole ernie ombelicali dopo la maternità e pliche cutanee addominali ampie, oppure nei bambini» ha specificato Campanelli, come riportato su la Repubblica di stamani.

Dott. Giampiero Campanelli
Dott. Giampiero Campanelli

Questi tessuti, chiamati mesh, sono ancora prodotti in materiali sintetici, non assorbibili  del tutto dall’organismo, e che rimango estranee allo stesso. Seppur garantiscono ottimi risultati,  le protesi dinamiche sono migliori poichè tendono ed assecondano la muscolatura conformandosi ad essa ottenendo un risultato naturale. Le reti a disposizione sono di diversa natura, sta al medico decidere quale faccia al caso del paziente a seconda dell’età, della corporatura e di alcuni fattori relativi al suo stile di vita ha specificato il Professore Campanelli. C’è ad esempio la selfgripping (acido polilattico) che aderisce autonomamente o quella che si autoincolla grazie alla sua superficie composta di una sostanza derivata dallo zucchero. La novità non sta soltanto nei materiali delle protesi ma anche sul collante utilizzato: le colle biologiche ben si prestano infatti a sostituire il vecchio filo di sutura, in questo modo i pazienti potranno tornare a  svolgere tutte le attività quotidiane in tempi molto più brevi  e potrebbero tornare all’attività sportiva anche solo dopo 15 giorni dall’intervento.