“Tutti gli scienziati avvertono di conseguenze catastrofiche per gli scenari oltre i 2 gradi”
Il governo conservatore australiano e’ sotto crescente pressione, in vista della Conferenza sul clima del prossimo dicembre a Parigi, per le sue politiche di contenimento del cambiamento climatico e di ricorso alle energie rinnovabili, da parte di diverse nazioni con i piu’ alti livelli di emissioni di gas serra come Usa, Cina e Brasile, che hanno presentato una serie di domande tramite procedure Onu. Documenti Onu mostrano che all’Australia sono state poste 36 domande sui suoi obiettivi di riduzione delle emissioni, anche dall’Unione Europea e da paesi come Svizzera e Arabia Saudita. Le domande sono parte del ‘processo multilaterale di valutazione’ dell’Onu che mira a comparare in modo trasparente gli sforzi di riduzione delle emissioni delle nazioni sviluppate e l’Australia ha tempo di rispondere entro fine maggio. Il documento domanda se l’Australia potra’ assolvere l’impegno di ridurre del 5% entro il 2020 le emissioni sotto i livelli del 2000, dopo la decisione del governo conservatore di Canberra di abolire la tassa sulle emissioni (Carbon Tax) introdotta dal precedente governo laburista come transizione verso un mercato delle emissioni simile a quello europeo, sostituendola con il piano di incentivi detto ‘Direct Action’ e un fondo appositamente creato per pagare direttamente gli inquinatori per la riduzione delle emissioni.
Gli Usa, che si sono impegnati a tagliare entro il 2025 le emissioni fino al 28% sotto i livelli del 2005, chiedono se il piano ‘Direct Action’ del governo di Canberra sia la sola misura adottata in sostituzione del mercato delle emissioni, mentre l’Eu chiede se il piano stesso consentirebbe di raggiungere un obiettivo di riduzione del 15 o 25% entro il 2020. Esperti australiani avvertono che la pressione diplomatica sull’Australia continuera’ a crescere in vista della Conferenza di Parigi. Secondo di direttore esecutivo del Climate Institute, John Connor, “le ambizioni e le politiche del governo sono gia’ contestate, con chiare indicazioni che i nostri maggiori partner commerciali non credono che il governo abbia una politica credibile o un percorso per raggiungere un qualsiasi obiettivo significativo di riduzione delle emissioni, o che si assuma un giusto carico nel quadro globale. Le domande poste all’Australia indicano un alto livello di scetticismo sull’efficacia delle politiche ambientali del governo”. I partiti di opposizione, laburisti e verdi, prendono spunto dalle domande poste dagli altri paesi sull’impegno dell’Australia di aiutare ad assicurare che il pianeta non si riscaldi oltre i 2 gradi rispetto ai tempi preindustriali. “Tutti gli scienziati avvertono di conseguenze catastrofiche per gli scenari oltre i 2 gradi, eppure il governo sembra aver deciso di saperne di piu’ e ha abbandonato quell’impegno bipartisan di lunga data”, ha detto il portavoce laburista per l’Ambiente Mark Butler, mentre secondo la leader dei verdi Christine Milne non c’e’ da sorprendersi se il resto del mondo e’ “sconcertato” dalla posizione del governo sull’azione verso il cambiamento climatico. “”E’ un furto intergenerazionale di dimensioni oscene”, ha detto Milne.


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