“El Niño” continua ad avanzare, previsioni e prospettive sull’evoluzione del fenomeno nei prossimi mesi

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Il fenomeno di “El Nino” comincia a prendere corpo sul Pacifico equatoriale, ecco quali saranno le ripercussioni in caso di una sua intesificazione

Dopo la recente ufficializzazione del NOAA, e la conferma diretta arrivata dai dati trasmesse dalle boe oceanografiche sparse nel Pacifico equatoriale possiamo affermare che il nuovo evento di “El Nino” 2015 è già servito. Da mesi ormai si è affermato un deciso incremento dell’attività temporalesca nell’area ad est della linea del cambiamento data e in vaste aree del Pacifico equatoriale orientale. Il rinforzo dei “forcing” convettivi su queste aree ad est della linea del cambiamento data è da impuntare principalmente a due diversi fattori. Il primo riguarda il lento spostamento verso est della cosiddetta “Madden Julian Oscillation” (“MJO”) che gradualmente tende a emigrare verso il settore centro-orientale del Pacifico equatoriale. Il secondo fattore è il riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, indotto sia dall’avanzamento verso est dell’”onda di Kelvin” che ha preceduto l’evento di “Nino”, che dai “Westerly wind bursts”, una sostenuta ventilazione occidentale, attiva sulla coda ovest della “MJO”, che dai mari attorno Papua Nuova Guinea si spinge in direzione dei Kiribati e degli atolli del Pacifico centrale.

AOBlog_20150401_Fig7-600x316Questi venti occidentali, che già in vari episodi proprio lo scorso anno di questi tempi si erano attivati fra Papua Nuova Guinea e le isole Salomone, sono stati in grado in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico centro-orientale un’“onda di Kelvin“ che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest-est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per diverse centinaia di miglia. Ma negli ultimi giorni l’attività convettiva, legata al progressivo riscaldamento delle acque superficiali oceaniche, è in decisa crescita anche nell’area della Melanesia e Polinesia, dove cominciano a svilupparsi i primi grossi “Clusters temporaleschi” a ridosso della linea di cambiamento data (che taglia in due il Pacifico). Questa enorme striscia di acque caldissime, dilagando sopra la superficie del Pacifico equatoriale, ha contrastato le fredde acque superficiali presenti sul Pacifico orientale.

Si nota il progressivo riscaldamento delle acque oceaniche nel tratto antistante le coste americane
Si nota il progressivo riscaldamento delle acque oceaniche nel tratto antistante le coste centroamericane

La presenza di acque superficiali ancora fredde, sul Pacifico orientale, è imputabile al fenomeno dell’”Upwelling” prodotto dall’Aliseo di SE che soffia costantemente, e in modo piuttosto teso (15-20 nodi) sul Pacifico sud-orientale, a largo delle coste peruviane ed ecuadoregne, dove troviamo attiva una moderata ventilazione da S-SE, che dal golfo di Arica risale l’intera costa peruviana, bordandola fino alla città di Talara. Ma quella che sembra essere la svolta decisiva, sull’affermazione del venturo “El Nino”, sembra essere arrivata in queste settimane, con il graduale riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, nel tratto di oceano antistante le coste della Colombia, dell’Ecuador e del Peru, dove per un lungo periodo di oltre tre mesi sono state registrate significative anomalie termiche positive di circa i +0.5° +1.0°C rispetto alla media. Ma l’anomalia più significativa è quella segnata davanti lo specchio di mare antistante il Golfo di Guayaquil, lungo la costa centrale ecuadoregna, dove localmente le acque superficiali sono salite fino a +2.0°C rispetto la media. Ma aumenti significativi sono registrati anche poco a largo delle coste del Peru settentrionale, in particolare nell’area di Chimbote e Trujillo, dove cominciano ad emergere in superficie le prime vere anomalie termiche positive nel tratto di oceano ove normalmente agisce la fredda “corrente marina di Humbold”.

Il litorale nei pressi di Lima
Il litorale nei pressi di Lima

I primi effetti di “El Nino” si cominciano a risentire, in maniera significativa, lungo le coste peruviane ed ecuadoregne, dove il brusco riscaldamento delle acque oceaniche, oltre ad enfatizzare l’attività convettiva nel tratto di oceano a sud e sud-ovest delle isole Galapagos, sta anche contribuendo a mutare l’andamento dei venti costieri. A Lima, come su buona parte della costa peruviana, le acque del Pacifico sono talmente calde da riuscire ad inibire persino l’azione delle tradizionali brezze termiche, da S-SO e Sud, alimentate dal ramo principale dell’Aliseo di SE sul Pacifico sud-orientale, che spirano con una grande costanza lungo l’ampia fascia costiera. Nella capitale peruviane sono cresciuti i giorni senza vento, tanto che nelle ore centrali del giorno, al posto della classica brezza oceanica da Sud e S-SO, si attiva una bava da NO o da Ovest, piuttosto insolita per l’area, abituata alle “carezze” dell’Aliseo di SE che sale dal golfo di Arica verso l’arcipelago delle Galapagos. Il riscaldamento delle acque superficiali oceaniche ha ridotto quel piccolo “gradiente barico orizzontale” che solitamente insiste fra l’oceano (più freddo) e le zone costiere (molto più calde e aride), per l’attivazione delle tese brezze oceaniche da S-SO e Sud. L’inibizione delle brezze e l’aumento delle temperature delle acque oceaniche stanno anche contribuendo a rendere il clima sempre più afoso fra le coste della Colombia, Ecuador e Peru, con disagi crescenti, soprattutto per i peruviani che di solito sono abituati a vivere in un contesto climatico molto secco.

2015040900_054_G6_global_I_SEASON_tm@lg@sd_000Nonostante l’affermazione e la crescita graduale del fenomeno al momento effettuare delle previsioni sulla sua evoluzione è praticamente impossibile, per via del delicato periodo stagionale in cui ci troviamo (la cosiddetta “barriera di primavera”). Il numero di variabili in gioco è così elevato da impedire una predicibilità degna di tale nome. L’incognita più rilevante riguarda proprio il ciclo di “ENSO” che ora rischia di evolversi nel cuore dell’inverno australe. Un periodo poco proficuo per l’intensificazione di “El Nino”. Nel cuore dell’inverno australe, senza il supporto della “Madden Julian Oscillation” (“MJO”), la fredda “corrente marina di Humbold” raggiunge la sua massima intensità, venendo alimentata dal soffio piuttosto sostenuto del ramo principale dell’Aliseo di SE lungo il Pacifico sud-orientale, che dal Golfo di Arica risale fino alle coste peruviane ed ecuadoregne, imprimendo un intenso “Upwelling” che raffredda per bene le acque oceaniche antistanti le coste sud-americane.

gl_sst_mmSe l’evento di “Nino” riuscirà a superare indenne queste difficoltà nel corso del prossimo inverno australe, grazie al supporto della “MJO” e all’avvento dei “Westerly wind bursts” prodotti dagli uragani e dai tifoni che nel corso della stagione estiva si formeranno sul Pacifico tropicale settentrionale, probabilmente il fenomeno potrebbe addirittura intensificarsi, rischiando così di causare una catena di eventi su scala planetaria, come gravi siccità in Australia, Africa ed Europa meridionale, e rischio di tempeste e inondazioni lungo le coste occidentali del continente americano.