Giappone: 150 delfini spiaggiati, tentativi disperati per salvarli

In una spiaggia di Hokota, a Nord Est di Tokyo, sono stati ritrovati 150 delfini spiaggiati; i soccorsi sono stati immediati ma la Guardia Costiera, con l’aiuto disperato degli abitanti del posto, sono riusciti  a salvarne solo 3

In Giappone vani i tentativi di salvare circa 150 delfini che si sono arenati su una spiaggia di Hokota, cento chilometri a nordest di Tokyo. Le operazioni di salvataggio sono state interrotte al calare della notte dopo che i soccoritori in tutta la giornata sono riusciti a riportare in mare solo tre animali sui 149 spiaggiati da stamani, mentre il resto delle creature, che appartengono alla specie del peponocefali, frequentatori delle profondità degli oceani, è morto o sta morendo. “Stava cadendo la notte ed era troppo pericoloso continuare le operazioni di salvataggio sulla spiaggia, dove non potevamo portare attrezzatura pesante” ha detto un funzionario pubblico di Hokota. “Molte persone si sono offerte volontarie per salvarli, ma i delfini diventavano sempre più deboli. Solo tre di loro sono stati riportati in mare con successo, a quanto risulta”.

delfiniGli abitanti e la guardia costiera hanno lottato tutto il giorno per impedire che la pelle degli animali si seccasse a contatto con la sabbia, mentre alcuni delfini sono stati portati in mare con imbracature improvvisate. Le immagini televisive mostrano molti animali feriti, con tagli profondi. Un giornalista Afp sulla scena ha riferito che molti delfini sono stati risospinti a terra dalle onde dopo essere stati liberati in mare. “Vediamo un paio di delfini l’anno che finiscono sulla spiaggia, è la prima volta che ne vediamo più di cento” ha detto all’Afp un ufficiale delle guardia costiera. Il branco è sparso lungo circa dieci chilometri di spiaggia nell’area di Ibaraki, dove è stato trovato stamani. “Sono vivi, mi spiace per loro” ha detto alla tv Nhk un uomo, mente altri trasportano secchi d’acqua si mare da gettare sugli animali. Per rimettere in mare i tre animali sopravissuti sono stati necessari sforzi enormi. I soccorritori li hanno avvolti in coperte, prima di imbarcarli su una motovedetta che li ha portati a circa 10 chilometri dalla costa per liberarli. La tv ha mostrato le immagini di molti altri animali meno fortunati che giacciono nell’acqua bassa, spinti dalle onde, senza la forza di prendere il largo. Secondo Tadasu Yamadao, ricercatore del Museo nazionale della natura e della scienza, i delfini potrebbero essersi smarriti. “Le onde sonar emesse dai delfini possono venire assorbite dalle secche e questo fa sì che perdano il senso della direzione” ha spiegato allo Yomiuri Shimbun. I peponocefali sono piuttosto comuni nelle acque giapponesi e possono arrivare alle lunghezza di due-tre mesi. Nel 2011 cinquanta animali della stessa specie finirono spiaggiati in una zona simile. Gli sforzi disperati degli abitanti di Hokota per salvare i delfini sono in netto contrasto con l’idea che il mondo ha del rapporto del Giappone con i cetacei. Nonostante l’indignazione internazionale, il Giappone dà la caccia alle balenottere rostrate e ai globicefali e per molti anni ha cacciato i mammiferi fino nell’Antartico utilizzando un’esenzione scientifica alla moratoria sulla caccia alle balene. Non ha mai fatto segreto del fatto che la carne degli animali viene mangiata. Nel 2014 una corte Onu ha stabilito che la caccia è attività commerciale mascherata da ricerca e ne ha ordinato lo stop. Tokyo sostiene che la caccia alle balene è una tradizione, definisce gli ambientalisti “imperialisti culturali” e promette di riprendere la caccia alle balene nell’emisfero sud già quest’anno.