“Non sarà semplicemente una copia rivista e modernizzata di Hubble”, avrà “una superfice di raccolta dei fotoni circa sette volte maggiore” e “consentirà un salto gigantesco in quasi tutti i settori dell’astronomia”
Il suo nome è Webb, James Webb. E sarà il telescopio spaziale del futuro. Ma è già ormai universalmente considerato l’erede di quell’Hubble Space Telescope a cui, esattamente nel giorno del suo 25esimo compleanno anni (venne lanciato in orbita il 24 aprile 1990 con lo Space Shuttle Discovery), la comunità scientifica internazionale augura comunque ancora lunga vita.

Anche questo nuovo strumento, il cui lancio è previsto, salvo rinvii, per la fine del 2018, è intitolato a uno dei padri statunitensi dell’esplorazione dello spazio. Edwin Hubble – ricorda Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – è l’astronomo noto per aver formulato nel 1929, insieme a Milton Humason, la legge empirica sulla velocità di recessione delle galassie, che confermava l’ipotesi dell’espansione dell’universo. James Webb è stato invece il secondo amministratore della Nasa, chiamato nel 1961 alla guida dell’Agenzia Spaziale dal Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy con l’obiettivo di rendere il suo storico discorso, “We choose to go to the moon… “, realtà. Un sogno poi coronato nel 1969, con la missione Apollo 11. Così ora, il nome di Webb è legato indissolubilmente anche al più avanzato strumento per indagare l’universo che ci si appresta a lanciare al di fuori dell’atmosfera. I piani di Nasa, Csa (l’Agenzia spaziale Canadese) ed Esa (l’Agenzia spaziale europea) prevedono la messa in orbita del James Webb Space Telescope (JWST) entro il 2018, secondo lo stato attuale di sviluppo dell’ambizioso programma. Se così sarà, la fine di questo decennio potrebbe vedere i due telescopi “extraterrestri” lavorare insieme, nell’attesa – si spera il più tardi possibile – del pensionamento definitivo di Hubble, e comunque almeno dopo aver spento la trentesima candelina della sua attività in orbita.

Media Inaf ha rivolto a Roberto Maiolino, professore presso il Cavendish Laboratory (il Dipartimento di Fisica dell’Università di Cambridge) e membro del team dello strumento NIRSpec a bordo del JWST, alcune domande per conoscere meglio il futuro telescopio spaziale. Che “non sarà semplicemente una copia rivista e modernizzata di Hubble”, avrà “una superfice di raccolta dei fotoni circa sette volte maggiore” e “consentirà un salto gigantesco in quasi tutti i settori dell’astronomia”.
“Uno dei settori per i quali c’è maggiore eccitazione e aspettativa – sottolinea inoltre Maiolino a Media Inaf – è lo studio delle atmosfere dei pianeti in altri sistemi solari.
Infatti, Webb consentirà di identificare diverse specie molecolari nelle atmosfere di pianeti extrasolari, permetterà di caratterizzare le proprietà fisiche di tali atmosfere e consentirà anche di valutare se alcuni di questi pianeti presentino le condizioni adatte per lo sviluppo della vita”.


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