L’evoluzione geologica e il potenziale sismico dell’Himalaya: le cause d’innesco dei forti terremoti che colpiscono Nepal e India

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Ecco perché la catena dell’Himalaya è una delle aree più “sismogenetiche” del pianeta

Da circa 10 milioni di anni la placca indiana, staccandosi dal blocco di terre emerse che oggi forma l’Africa orientale, ha cominciato a spingersi verso nord, scontrandosi cosi con la placca asiatica, molto più grande, ed insinuandosi al di sotto di quest’ultima, creando così il fenomeno della “Subdunzione“. L’inevitabile scontro frontale fra la placca indiana e quella asiatica causarono enormi deformazioni all’interno della crosta terrestre che agevolarono il sollevamento dell’imponente catena montuosa dell’Himalaya. L’enorme pressione esercitata dal processo di “Subduzione“, che vede tuttora la placca indiana muoversi alla velocità considerevole di 20 cm all’ anno sotto quella asiatica, ha prodotto un urto talmente violento che è riuscito a sollevare la crosta asiatica fin dalle sue fondamenta e ha fatto emergere lo strato che si trovava a diretto contatto con il mantello terrestre.

narmada-river-mapCiò ha portato all’origini dell’Himalaya, la più grande e imponente catena montuosa esistente sulla Terra, con le sue numerose vette che sfondano gli 8000 metri, come l’Everest (non per caso soprannominato il “tetto del mondo”) e il K2 con i loro rispettivi 8848 e 8611 metri. Le stesse dinamiche geologiche, che ormai si ripetono da diversi milioni di anni, stanno contribuendo ad un ulteriore crescita delle vette dell’Himalaya, che diventano sempre più alte. Secondo gli studi effettuati da diversi geologi tutt’oggi i monti dell’Himalaya crescerebbero ad una velocità di oltre gli 8-10 millimetri l’anno, se la dinamica delle placche fosse l’unico fattore incidente. Quel che blocca la crescita di queste grandi e leggendarie montagne è l’azione, perenne, delle forze erosive, indotte dalle precipitazioni nevose, dai ghiacciai, dai fortissimi venti che urtano e modellano le vette ghiacciate e soprattutto dall’incidenza dei Monsoni, forse i principali responsabili di questa riduzione di dimensione. Ogni anno le enormi piogge, con apporti che possono superare i 10.000-12.000 mm annui, che vengono scaricate dagli umidi venti monsonici che impattano sui versanti meridionali della catena himalayana determinano enormi smottamenti e movimenti franosi, anche di grandi dimensioni, per non parlare dell’erosione innescata dalle ondate di piena dei tanti corsi d’acqua che scivolano verso le pianure dell’India settentrionale e del Bangladesh nei mesi estivi.

L'Everest osservata dall'alto
L’Everest osservata dall’alto

Molti dei sedimenti trasportati da questi fiumi vengono persi visto che vanno a finire in mare, tra l’oceano Indiano e il golfo del Bengala, depositando enormi banchi di sabbia sui fondali marini, come quelli antistanti la grande foce del Gange. Questa dinamica impoverisce e va a vulnerare la crescita verso l’alto di queste montagne, che continuano ad usufruire delle forze geologiche che le hanno generate milioni di anni fa, in un processo piuttosto lungo e vigoroso. Per tali motivi la crescita netta delle montagne che compongono la catena dell’Himalaya è quindi stimabile in circa 2.5–5 cm al secolo. Ma le stesse forze geologiche che continuano a sostenere la crescita e l’evoluzione di questo meraviglioso mondo incontaminato sono purtroppo all’origine anche dei forti e drammatici terremoti che ciclicamente, con una certa frequenza investono l’area himalayana e l’altopiano del Tibet.

Le faglie della zona himalayana
Le faglie della zona himalayana

Del resto una catena montuosa di queste dimensioni, tuttora in evoluzione, non poteva non essere percorsa da grandi sistemi di faglia che accumulano le grandi tensioni accumulate negli anni, a seguito dello scorrimento della placca indiana che continua a piegarsi sotto quella asiatica, dando poi luogo a fortissimi eventi tellurici, che spesso diventano veramente distruttivi, arrivando a superare gli 8.0 Richter. Tra le tante faglie presenti quella che desta un po’ di preoccupazione è quella del Karakorum, in Tibet, che mostra chiari segni di attività. In uno studio del 2005, alcuni ricercatori del Lawrence Livermore National Laboratory, hanno scoperto che lungo una singola linea del sistema della faglia del Karakorum lo scivolamento è dieci volte maggiore di quello osservato in alcuni studi precedenti, dove si riteneva che la faglia del Karakorum e il segmento di Karakax della faglia di Altyn Tagh, nel Tibet occidentale, erano essenzialmente inattive.

terremoto nepal 18Quella del Karakorum è la principale faglia in movimento a nord dell’Himalaya e si trova nella stessa area del forte terremoto che ha causato il grande tsunami del 26 Dicembre 2004. L’attività di questo grande sistema di faglie potrebbe generare in futuro degli eventi sismici molto forti, come quello odierno, capaci di scuotere l’intero altopiano tibetano, il nord dell’India e lo stato del Nepal e la popolosa capitale Kathmandu. Entrambe le regioni sono situate al confine settentrionale della placca indiana, il cui costante movimento verso nord provoca terremoti e la crescita dell’altopiano tibetano. A parte il forte sisma odierno, gli ultimi terremoti che hanno colpito l’Himalaya e che hanno scosso la terra fra Nepal, Tibet e India, hanno raggiunto sempre magnitudo molto elevate, sopra i 7.0-8.0 Richter. Si tratta di scosse talmente violente capaci di provocare immense slavine lungo i ripidi pendii dell’Everest e smottamenti, anche di grosse dimensioni, sul versante meridionale himalayano.