L’ingresso dell’aria fredda da est sta per originare l’effetto “Cold Air Damming” su pianura Padana e regioni adriatiche, ecco di cosa di tratta

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L’aria fredda da est nei bassi strati sta per originare il noto fenomeno del “Cold Air Damming” su parte delle regioni settentrionali

Nel corso del pomeriggio odierno, con lo sfondamento dell’aria fredda continentalizzata dalle Ali Dinariche, tramite il Golfo di Trieste, causerà la formazione del fenomeno del cosiddetto “Cold Air Damming”, un fenomeno su mesoscala che si verifica allorquando l’aria fredda è intrappolata nei bassi strati, generalmente per la presenza ad est di una catena montuosa. Il meccanismo che porta alla strutturazione del “Cold Air Damming” nei bassi strati è di tipo termo-dinamico: la presenza di precipitazioni in atto sui rilievi tende a raffreddare gli strati troposferici più bassi, quindi la massa d’aria diventa più pesante e provoca una decelerazione del flusso orientale a mano a mano che ci si avvicina al rilievo. Questo perché i venti orientali incontrano una sorta di barriera invisibile dovuta ad aria più fredda e densa. Ma se il flusso sì indebolisce anche la forza di Coriolis, essendo essa proporzionale all’intensità del vento. Si ha quindi uno sbilanciamento tra la forza di Coriolis e quella di gradiente a vantaggio di quest’ultima, pertanto la corrente viene deviata verso la propria sinistra (nel caso appenninico avremo che il flusso, inizialmente orientale, ruota da nord).

18954599uk2Ma aria più fredda e densa, unita all’iniziale accumulo di massa d’aria che spinge contro i rilievi, implica anche un aumento della pressione in loco, dando origine alla formazione di un piccolo promontorio anticiclonico a mesoscala proprio nelle adiacenze della catena montuosa, e la presenza di una piccola alta pressione, determina, in associazione ad un incremento del gradiente barico, una ulteriore spinta alla rotazione dei venti che addirittura ruotano da NO o da O-NO. Questo capita sovente fra l’Emilia orientale e la Romagna, soprattutto nel periodo invernale quando aria molto fredda sta per incanalarsi da Est lungo il Catino Padano. Il “Cold Air Damming” è particolarmente ricorrente spesso sul basso Piemonte, soprattutto durante il periodo invernale, quando sulla pianura Padana entrano i freddi venti orientali nei bassi strati (venti da E-NE, Est e E-SE). La ventilazione dai quadranti orientali, che va a canalizzarsi all’interno del Catino Padano, una volta oltrepassata la pianura lombarda e piemontese, raggiunge il Piemonte, impattando contro i primi baluardi montuosi delle Alpi occidentali.

719_6_PNATE1La particolare conformazione orografica del Piemonte occidentale tende a far deviare l’originale flusso orientale, in arrivo dal Veneto e dalla Lombardia, instaurando nei bassi strati una circolazione ciclonica, con i venti che all’altezza del torinese e astigiano tendono a fluire da NE e N-NE, mentre sul basso Piemonte, fra le alture del cuneese e l’alessandrino, le correnti seguono un andamento fra Nord e Nord-Ovest, data la particolare morfologia dell’area, con l’Appennino Ligure che incalza a sud. Si viene così ad originare una bassa pressione di chiara origine orografica, strutturata nei bassi strati, capace di influenzare l’andamento meteorologico in tutta la fascia occidentale della pianura Padana, con risentimenti sino alla Liguria. In seno a tale circolazione depressionaria orografica, l’aria molto fredda stagna nei bassi strati, favorendo la formazione di un estesa banda di stratocumuli o strati più compatti (si tratta di nubi basse che possono presentare una base prossima al suolo) che possono accompagnare una copertura totale del cielo su tutto il Piemonte occidentale e meridionale. Nubi che addossate al versante orientale delle Alpi occidentali e al versante padano dell’Appennino Ligure possono anche dare luogo a delle deboli precipitazioni sparse, prevalentemente nevose durante la stagione invernale, in grado di lasciare accumuli degni di nota.

Coltre di stratocumuli prodotta dal “Cold Air Damming”
Coltre di stratocumuli prodotta dal “Cold Air Damming”

Difatti nonostante l’afflusso della ventilazione orientale, a volte pure sostenuta se coadiuvata da un bel “gradiente barico orizzontale” fra l’Italia centro-settentrionale e l’Europa centrale (quando a nord delle Alpi si distende un promontorio anticiclonico), l’umidità rimane molto elevata nei bassi strati, favorendo lo sviluppo di queste estese bande nuvolose stratificate, come gli strati o gli stratocumuli. Data la natura di queste formazioni nuvolose non è esclusa la presenza di precipitazioni sparse o occasionali, seppur di debole intensità. Se negli strati prossimi al suolo insiste un “cuscino di aria molto fredda” (aria fredda molto pesante che stagna sopra il suolo, molto difficile da scalzare), con temperature largamente inferiori alla soglia degli +0°C, le precipitazioni associate potrebbero assumere carattere nevoso fino in pianura. In altre occasioni, invece, il “Cold Air Damming” può anche accompagnare il fenomeno (molto insidioso per la circolazione stradale) del “gelicidio”, la famosa “pioggia congelatesi” che si verifica quando le temperature del suolo rimangono su valori negativi, permettendo alla pioggia di trasformarsi in ghiaccio non appena tocca terra.

ZO3_gelicidio_maurizio_tisbaIl fenomeno del “gelicidio” si verifica spesso sulla pianura Padana occidentale, tra Piemonte, ovest della Lombardia e Emilia occidentale, quando un intenso flusso di aria mite e umida, spinta da sostenuti venti di scirocco, ostro o libeccio, tende a scorrere al di sopra del “lake cold” padano, andando ad assottigliare lo strato di aria fredda dalle quote superiori, al punto da rovinare la colonna d’aria sovrastante che tenderà velocemente a scaldarsi, al punto da trasformare le precipitazioni nevose in pioggia. Ma un evento analogo al “Cold Air Damming” si può osservare, con minor frequenza, anche sulle regioni del medio-alto Adriatico. In questo caso occorre avere un debole flusso di masse d’aria molto fredde, di origine continentale, dalla regione carpatico-danubiana o dai vicini Balcani, tende a buttarsi sul bacino adriatico, attraverso i valichi e gli intagli naturali delle Alpi Dinariche o dei rilievi della Bosnia Erzegovina. Sull’Adriatico il fenomeno è meno pronunciato rispetto al basso Piemonte, mentre la curvatura ciclonica dei sostenuti venti settentrionali e da ricercare nel particolare quadro sinottico che accompagna le irruzioni fredde provenienti dai Balcani, spesso associate a profonde depressioni centrate sul mar Ionio o tra la Grecia meridionale e il mar Egeo.