Medicina: i robot chirurgici vulnerabili agli attacchi hacker

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La prima operazione di “telechirurgia” è avvenuta nel 2001, con il chirurgo a New York e il paziente a Strasburgo

Anche i chirurghi robot possono subire gli attacchi degli hacker, soprattutto se l’operatore interviene ‘da remoto’ attraverso il web. Lo ha dimostrato un esperimento della Washington university di Seattle, pubblicato sul sito Arxiv.org. La prima operazione di ‘telechirurgia’ e’ avvenuta nel 2001, con il chirurgo a New York e il paziente a Strasburgo, su una linea a fibra ottica dedicata. In seguito ci sono stati molti altri esempi, e questo tipo di operazioni, effettuate pero’ utilizzando di solito le connessioni web normali, sono indicate come l’unica possibilita’ per portare le procedure chirurgiche in luoghi difficili da raggiungere, come i campi di battaglia o addirittura lo spazio. Per verificare la sicurezza delle procedure e’ stato utilizzato Raven 2, un robot progettato dalla stessa universita’, utilizzato per spostare una serie di blocchetti di legno. Con metodi relativamente semplici i ricercatori sono riusciti sia a disturbare le operazioni che a prendere totalmente il controllo del robot chirurgo. ”Siamo anche riusciti – spiegano gli autori – a impedire il reset del robot, rendendo di fatto impossibile ogni tipi di intervento chirurgico”. Proprio i dispositivi medici, sempre piu’ connessi, sono spesso indicati come un futuro obiettivo degli hacker. Un rapporto dell’Europol, ad esempio, aveva previsto il primo omicidio commesso in questo modo entro la fine del 2014.