Medicina: test sulla Stazione Spaziale per la cura dell’osteoporosi

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Le unità tecniche dell’esperimento partiranno dalla base americana di Cape Canaveral con destinazione la stazione Iss venerdì 10 aprile, con il lancio del razzo SpaceX CRS-6

OSTEOPOROSI OKNuove contromisure per il trattamento dell’osteoporosi e le problematiche legate alla riduzione della massa minerale ossea indotta dalla permanenza sulle stazioni spaziali o legata all’invecchiamento sulla terra. A questo punta la ricerca dell’Università di Pavia che sarà testata a bordo della stazione spaziale dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti. Le unità tecniche dell’esperimento partiranno dalla base americana di Cape Canaveral con destinazione la stazione Iss venerdì 10 aprile, con il lancio del razzo SpaceX CRS-6. Il viaggio porterà sulla stazione spaziale internazionale tonnellate di materiali e di rifornimenti per gli astronauti. Obiettivo della ricerca è dimostrare l’efficacia dell’utilizzo di nanoparticelle di idrossiapatite (nHAP) o di idrossiapatite arricchite in stronzio (nHAP-Sr) su cellule staminali mesenchimali adulte umane, isolate da midollo osseo (BM-MSC), e su precursori di osteoclasti umani (OP), isolati da sangue periferico, per valutarne il possibile impiego come contromisura all’osteoporosi indotta da microgravità durante il volo spaziale. Il team di ricerca, coordinato da Livia Visai del Dipartimento di medicina molecolare, è attualmente in Florida. Quello dell’ateneo pavese è uno dei 9 esperimenti ‘made in Italy’ (4 quelli proposti da università) selezionati dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) e testati, all’interno della Missione ASI Futura, dalla prima astronauta italiana.