I monaci buddisti del “Tiger Temple di Sa Yok” sono indagati per la scomparsa misteriosa di tre tigri e per lo sfruttamento e il contrabbando degli stessi animali amatissimi usati per i selfie
A 180 km a nord di Bangkok, esiste un tempio di monaci buddisti, che è diventato gettonatissima meta turistica. Centinaia di visitatori, ogni anno sono disposti a pagare costosi biglietti pur di avere l’occasione di accarezzare le tigri, bangalesi o indonesiane, più mansuete al mondo, che vivono nella foresta attorno al tempio di Wat Pa Luangta Maha Bua. Il placido carattere delle tigri snaturate, sarebbe reso docile dalle pratiche di trascendenza buddiste applicate sugli animali, durante il percorso di ammaestramento. In realtà il Tiger Temple di Sa Yok è sospettato di “abusare” delle tigri addomesticandole a suon di violenza quando ancora sono cuccioli strappati alle madri, percuotendole e costringendole in gabbie minuscole per intere giornate, per poi essere liberate all’arrivo dei visitatori che le possono accarezzare e soprattutto scattare insieme a loro qualche selfie. I gentili monaci, non si limiterebbero però a “educare le tigri alle pratiche buddiste” ma si occuperebbero di commercio clandestino di animali e pellami.
Nei giorni scorsi tre tigri sono scomparse misteriosamente ed un veterinario ha denunciato i monaci, accusandoli di maltrattare le stesse utilizzarle per fini commerciali e contrabbandandole. In passato il governo aveva ordinato una perquisizione, ma i monaci ne erano usciti puliti. Oggi però, la denuncia è stata sostenuta da Care for the Wild International, e 400 uomini hanno sequestrato 100 tigri, sei orsi bruni e dei buceri rarissimi, di una specie in via di estinzione. Mentre le gabbie venivano tirate su con delle gru, per valicare la muraglia alta sei metri , l’abate del tempio giurava vendetta e radunava più di 100 credenti per contrastare le forze dell’ordine che hanno avuto la meglio. In un paese come la Thailandia, assolutamente fuori controllo e campo fertile di contrabbandi ed azioni illegali, portare le tigri in un parco Nazionale dove possono essere tutelate è il minimo.
L’indagine andrà avanti e se le accuse riversate sui monaci risulteranno vere, questa volta non la passeranno liscia, prevedendo la discesa in campo dei gruppi mondiali animalisti. Chiudere quest’ attività sarebbe un gran passo di civilizzazione, ma anche di tutela sia degli animali che dei turisti, secondo Care for the Wild International , infatti, si sono verificati all’anno almeno 60 incidenti più o meno gravi all’anno a danno dei turisti, come è riportato da Repubblica.



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