Pessimi, o quasi, i risultati per l’Italia in materia di benessere della vita: dai risultati emersi da uno studio realizzato dall’Università di Harvard, il Belpaese si trova addirittura dietro a paesi come il Malawi, Cile e Slovenia in alcuni fattori “sociali” come corruzione, depurazione delle acque ed utilizzo dei metodi contraccettivi
Il Social Progress Index, uno studio realizzato da Michael Porter dell’Università di Harvard, ha misurato la qualità della vita in 133 paesi del mondo. Qualità della vita che è stata concretizzata in ben 58 parametri “sociali” tra cui tutela dell’ecosistema, sicurezza, sanità, libertà politica e d’espressione ed accesso a educazione e risorse. I risultati dello studio per il 2015, purtroppo per il Belpaese, non sono stati dei più positivi che dal 29esimo posto dello scorso anno è arrivato al 31esimo, dunque perdendo ben 2 posizioni, dietro a Slovenia, Estonia, Cile e Costarica. I dati parlano chiaro, ed hanno costruito un’immagine italiana di cui certo non si può andare fieri. Corruzione, criminalità, scarsa attenzione all’ambiente, obesità (tocca il 17,6% degli italiani) e i troppi studenti universitari fuori corso sono alcuni dei parametri che hanno fatto scivolare in basso l’Italia, come riportato dal quotidiano La Repubblica. Ma, a questi dati negativi, per fortuna, se ne affiancano alcuni positivi che permettono all’Italia di tirare un sospiro di sollievo: è risultato essere uno dei paesi “più longevi”, c’è un ottimo rapporto cibo/abitante, e sul settore tecnologia l’Italia si piazza bene, con circa 1,59 abbonamenti a cellulari per abitante.
Altro dato positivo è quello di un tasso di mortalità infantile bassissimo e un ottimo sistema d’istruzione di base. Dato positivo anche per quanto riguarda il controllo delle malattie infettive, in cui il Belpaese si aggiudica l’ottavo posto, mentre ottantesimo posto per quanto riguarda l’utilizzo dei metodi di contraccezione assolutamente scarso fra i cittadini italiani, quasi al pari di paesi come il Malawi e Laos. E primeggia invece per quanto riguarda la distribuzione delle risorse idriche: il paese gode di una rete idrica abbastanza efficiente rispetto a molti altri paesi, con un indice di omogeneità che permette a tutto il territorio di poterne usufruire in modo sufficiente in relazione alle esigenze medie per cittadino.
Ma se da una parte la distribuzione delle risorse idriche non preoccupa, dall’altra invece è la fine che fa l’acqua una volta che è stata utilizzata dagli italiani a destare allarme. Infatti, l’ Italia, secondo i dati dell’Università di Harvard, non primeggia per quanto riguarda il trattamento delle acque post utilizzo, con una pagella pessima per quanto riguarda le reti fognarie e la loro gestione ed anche le attività di depurazione.
La pagella italiana tende ad essere insufficiente anche per il fattore corruzione e questo sicuramente è uno dei dati meno sorprendenti, con un bel 52esimo posto su 133 posizioni totali, corruzione a cui, gli studiosi di Harvard, associano di riflesso un altro primato italiano, quello dei suicidi che con 5,8 persone che si tolgono la vita ogni 100mila abitanti fanno posizionare l’Italia a metà classifica.
In testa alla classifica del Social Progress Index i soliti paesi, nulla di nuovo dunque: Norvegia, Svezia, Svizzera, Islanda e Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti, nonostante un fattore di ricchezza imbattibile, non brillano poi così tanto per quanto riguarda il tasso di mortalità infantile ( sono al 38° posto della classifica mondiale) ed al 55° posto per donne che muoiono per parto. Ma anche razzismo, obesità e spreco dell’acqua sono quei parametri che non rendono la potenza mondiale uno dei paesi con un benessere e qualità della vita del tutto positivo. Per quanto riguarda l’Italia, il parametro che forse stupisce maggiormente non è tanto la corruzione né la gestione fognaria ma la triste realtà che hanno svelato i dati del Progress Index: i cittadini italiani sono uno dei popoli più sfiduciati e pessimisti. I dati hanno stimato infatti che solo il 61 per cento degli italiani dice di essere libero di fare le proprie scelte esistenziali, con un 91° posto di questa graduatoria addirittura dietro Yemen, Mali, Nepal e Libia, paesi in cui, invece, la popolazione è molto più ottimista e “libera” di compiere le proprie scelte di vita.
L’Unione Europea ha considerato più che attendibili questi dati, come si può leggere stamani su La Repubblica. Tanto attendibile che i vertici di Bruxelles hanno deciso di adottare il Social Progress Index come scala per capire come suddividere i 63 miliardi di aiuti comunitari fra tutte le zone più in difficoltà, proprio sulla base dei risultati emersi dallo studio dell’Università di Harvard .


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?