Spazio: i ricercatori sempre più vicini a svelare il mistero della “materia oscura”

Gli scienziati si dicono sempre più vicini a scoprire la natura del “comportamento” della materia oscura alias l’ antimateria, il direttore del Cern dichiara che “siamo alle soglie di una scoperta importante”

 Gli scienziati impegnati a “scovarla” e studiarla sono sulle sue tracce ormai da anni. E gli anni di ricerca sembrano dare i primi frutti: la materia oscura si fa sempre più “chiara” e gli studiosi sono sempre più vicini a svelarne tutti i suoi segreti.  Ad oggi si sa che costituisce circa il 25% dell’Universo e che esercita la sua forza di gravita sulle galassie dell’Universo. Forse, ancora troppo poco, ma è questa la nuova sfida dei ricercatori spaziali. L’Alpha Magnetic Spectrometer (Ams), uno strumento montato all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale dal 2011, potrebbe rivelarsi lo strumento-chiave utilissimo per permettere di studiare la materia oscura ed i suoi “movimenti”. Lo strumento infatti,  orbitando intorno alla Terra, filtra i raggi cosmici, “catturando”  eventuali  particelle ad alta energia. Nella sua “rete” dunque potrebbero finire, o forse già sono finite, delle particelle proprio di antimateria: positroni (elettroni con carica positiva) e antiprotoni (protoni con carica negativa).

antimateria01«Siamo alle porte di una nuova scoperta. O di un nuovo mistero» ha commentato Rolph Heuer, direttore del Cern di Ginevra, da come riportato sul quotidiano La Repubblica di stamani. «Questo straordinario rivelatore, al quale l’Italia ha contribuito in maniera significativa, ci sta portando alle soglie di una possibile importante scoperta», ha confermato Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che insieme all’Agenzia spaziale italiana ha contribuito a realizzare il sofisticato “setaccio spaziale”, l’ Ams. Ma non è tutto. Stando ai primi risultati ottenuti dal progetto “Dark energy survey” che ha pubblicato ieri la prima mappa della materia oscura nell’ Universo su Monthly Notices of the Royal Astronomical Societ, ha dimostrato come la materia oscura esercita la sua forza di gravità anche sulle fonti di luce, per cui, l’ immagine delle  galassie luminose più lontane arrivano  sulla Terra in modo distorte rispetto alla loro effettiva posizione nello spazio. Il progetto ha come obiettivo proprio quello di riuscire a misurare quale sia il raggio di deviazione provocato dalla materia oscura al fine di identificare la reale posizione delle galassie. Un altro fattore fondamentale che potrà essere uno strumento di analisi per comprendere il “comportamento” dell’ antimateria, sono le tracce che ha lasciato in conseguenza dello scontro fra 4 galassie, avvenuto a 1,3 miliardi di anni luce dalla Terra. Grazie al telescopio spaziale Hubble e quello terrestre Very Large Telescope è stato possibile osservare come la massa invisibile a seguito dell’impatto fra le galassia non è rimasta immobile ma è rimasta indietro, a 5mila anni luce di distanza rispetto al groviglio di galassie. «Avevamo sempre pensato che la materia oscura se ne stesse lì intorno, indifferente. Invece non è così» ha commentato l’autore della ricerca, Richard Massey dell’università di Durham.

AMS_on_ISS_700kMa la difficoltà degli scienziati sta ora nel combinare tutti i  dati emersi da queste osservazioni: i dati dell’Ams, la mappa realizzata dal progetto Dark Energy Survey ed infine i dati rilevati dal cataclismatico scontro fra le 4 galassie. Infatti, incrociando tutti i dati è emerso come questi non combacino perfettamente. «Messi insieme, i tre dati non danno però un quadro coerente », lamenta Gianfranco Bertone, fisico teorico dell’Università di Amsterdam. «I dati di Ams potrebbero essere spiegati in modo diverso dalla materia oscura. La mappa della Dark Energy Survey ci dà esattamente i risultati attesi. Lo scontro di galassie apre invece le porte a una materia oscura che non interagisce solo attraverso la gravità, ma anche attraverso altre forze».

Svelare il mistero della materia oscura sembra impossibile dunque, ma gli scienziati sono invece molto ottimisti: i risultati ed il numero dei dati a cui sono pervenuti in questi anni di studio sono relativamente “abbondanti”, a detta loro, per cui si sentono di raccogliere questa sfida al 100% perchè potrebbero essere vicini ad una scoperta spaziale epocale.