L’astronauta ha indossato i sensori pletismografici che hanno misurato il flusso del sangue verso il cuore ed eseguito gli esercizi muscolari e di respirazione previsti dal protocollo scientifico
L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha ultimato la raccolta dati dell’esperimento Drain Brain, sulla Stazione spaziale internazionale. Drain Brain permette “di fotografare con strumentazioni innovative progettate in Italia, la funzione circolatoria di cuore e cervello, fornendo dati fino ad ora mai registrati sugli astronauti in orbita- spiega Paolo Zamboni dell’Universita’ di Ferrara, che ha guidato l’esperimento- fino ad oggi le informazioni ricevute dai nuovi strumenti si potevano ottenere solo con metodiche invasive o esponendo i soggetti a radiazioni. Questa sperimentazione ha delle potenziali ricadute diagnostiche nel settore della telemedicina poiche’ dimostra che strumentazioni non invasive sono in grado, senza controllo medico in loco, di inviare informazioni molto preziose ad un centro medico qualificato che si trova a distanza”. L’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e capitano pilota dell’Aeronautica militare, protagonista della missione ‘Futura’, ha indossato i sensori pletismografici che hanno misurato il flusso del sangue verso il cuore ed eseguito gli esercizi muscolari e di respirazione previsti dal protocollo scientifico. Successivamente AstroSamantha ha eseguito una ecografia vascolare su se stessa, con la guida remota di Zamboni. I dati raccolti seguono l’analoga sessione di raccolta combinata di dati pletismografici ed ecodoppler effettuata il 23 febbraio e le sessioni di ecodoppler del 28 novembre e pletismografica del 19 gennaio.
Le prime due sessioni erano state effettuate separatamente a causa del ritardato arrivo a bordo dello strumento realizzato dell’Universita’ di Ferrara. Il primo dei modelli costruiti per l’utilizzo a bordo era andato distrutto nell’incidente del veicolo Orbital 3 di ottobre 2014. Prontamente rimpiazzato da un secondo modello, lo strumento utilizzato per l’esperimento e’ arrivato a bordo della ISS a gennaio 2015 con il veicolo SpX-5. “Va sottolineata la complessita’ dell’esperimento Drain Brain che ha richiesto un elevatissimo livello di coordinamento tra il team scientifico, quello di supporto ingegneristico, e i team di supporto degli strumenti di bordo utilizzati per l’esperimento- commenta prosegue Salvatore Pignataro dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), direttore della Missione Futura e Responsabile del Programma Drain Brain- il protocollo scientifico prevedeva l’utilizzo simultaneo della strumentazione sviluppata dall’Universita’ di Ferrara e di tre altri strumenti diagnostici presenti a bordo, un elettrocardiografo, un ecografo e lo spirometro. Durante le operazioni a dare supporto a Samantha erano collegati i centri responsabili degli strumenti, dislocati in Danimarca e negli Stati Uniti, tutti sincronizzati sulle istruzioni del centro di controllo Asi della Missione Futura. Presso l’Usoc (User support and operation control) di Livorno, hanno coordinato le attivita’ e risposto alle chiamate del controllo delle operazioni del Marshall Space Flight Service gli operatori di Kayser Italia”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?