“Strani” segnali catturati dal cacciatore di materia oscura sulla Stazione Spaziale

MeteoWeb

“Abbiamo notato anomalie sia nella misura dei positroni che degli antiprotoni”

‘Strani’ segnali sono stati catturati dal cacciatore di materia oscura Ams installato all’esterno della Stazione Spaziale (Iss). Potrebbero essere l’evidenza indiretta delle particelle che formano la materia oscura. Secondo i responsabili dell’esperimento, che presentano i dati oggi al Cern di Ginevra, i risultati dell’esperimento potrebbero essere indicazioni di un nuovo fenomeno fisico, forse l’evidenza indiretta delle particelle che formano la materia oscura, la materia misteriosa e invisibile che costituisce circa il 25% dell’universo. I dati sono stati raccolti da Ams (Alpha Magnetic Spectrometer) dal 2011 ad oggi, ossia da quando lo strumento ha cominciato a funzionare all’esterno della Stazione Spaziale misurando con una precisione straordinaria la composizione dei raggi cosmici. L’Italia ha giocato un ruolo di primo piano in questo esperimento fin dall’inizio, con Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

ams cern”Abbiamo notato anomalie sia nella misura dei positroni che degli antiprotoni”, ha detto Roberto Battiston, presidente dell’Asi e che 20 anni fa ha fondato con il Nobel Samuel Ting la collaborazione internazionale Ams. ”Entrambe le misure di precisione fatte da Ams della frazione di antiparticelle nei raggi cosmici – ha aggiunto – stanno mostrando uno scenario completamente diverso rispetto a quello atteso”. Positroni e antiprotoni sono particelle di antimateria che ci si aspetta di vedere nello spazio, ma le quantita’ osservate da Ams sono in eccesso rispetto alle previsioni basate sulla fisica conosciuta. ”Un modo per interpretarle in modo coerente – ha osservato – e’ chiamare in causa nuove particelle associate alla materia oscura”. L’abbondanza di positroni e di antiprotoni si puo’ infatti interpretare come l’effetto prodotto da collisioni tra particelle di materia oscura, e quindi come una possibile evidenza indiretta sia dell’esistenza di questa materia invisibile, sia del fatto che possa essere composta da particelle.