La Mancinelli era medico anestesista in servizio preso la rianimazione del polo cardiologico Lancisi
“Disponibile, generosa” e ancora “appassionata della sua attivita’ come medico-speleologo collaboratore del Corpo nazionale del Soccorso Alpino”. E’ l’immagine che emerge dalle testimonianze di chi ha conosciuto Gigliola Mancinelli, il medico anestesista di 51 anni di Ancona, morta sotto la frana provocata dal sisma nel Nepal, che ha seppellito il villaggio di Langtang. Con lei c’erano il trentino Oskar Piazza, il ligure Giovanni (Nanni) Pizzorni e Giuseppe (Pino) Antonini, come lei anconetano e suo amico di vecchissima data. Piazza e’ morto con lei sotto le macerie, gli altri due sono riusciti a uscirne. E’ affranta la madre di Pino, Romilda, che pure tira un sospiro di sollievo per il figlio: “da noi era di casa da almeno 30 anni, lei e Pino erano come fratelli. Per me era come una figlia, disponibile, generosa, mi ha aiutato piu’ di una volta”. Gigliola, che abitava al confine fra i Comuni di Agugliano e Polverigi, lascia due figli, un maschio e una femmina, di 15 e 10 anni, un marito anche lui medico Mario Burchiani, da cui era separata, e il padre anziano e malato.

“E’ una tragedia. In queste ore – racconta ancora Romilda – non faccio altro che pensare a quei due ragazzini. E aspetto Pino, tornera’ con qualche graffio, ma quello che temo di piu’ sono le ferite che avra’ dentro”. Dopo quasi due giorni di angoscia, Antonini e’ riuscito a mettersi in contatto con la compagna e con i familiari. La Mancinelli era medico anestesista in servizio preso la rianimazione del polo cardiologico Lancisi: “Abbiamo sperato fino all’ultimo che non fosse lei” riesce solo a dire il primario Cristopher Munch. Ma era anche volontaria presso la base del’elisoccorso di Fabriano. “Ho ancora sul telefonino gli Sms che Gigliola mi ha mandato prima di partire: mi aveva chiesto un cambio di turno, ci teneva tanto ad andare…” dice il dottor Germano Rocchi, responsabile del servizio di elisoccorso delle Marche, che la definisce “una bravissima anestesista e una carissima collega”. “La conoscevo dagli anni della specializzazione ad Ancona – ricorda -. Aveva una grande passione per la speleologia: quando abbiamo aperto la base di Fabriano lei, che faceva gia’ parte del Corpo nazionale del Soccorso Alpino, era l’unica gia’ in possesso del brevetto per poter operare con il verricello”. La stessa passione per la speleologia, coltivata fin da giovanissima, che l’aveva portata a conoscere Pino Antonini, nell’ambito del Gruppo Speleologico Marchigiano, dove tantissimi giovani hanno imparato a frequentare grotte e caverne, forre e montagne. Antonini fa parte della squadra di istruttori che addestrano l’equipe di Rocchi, e il medico conosceva bene anche l’altra vittima della spedizione in Nepal, Oskar Piazza, del Soccorso Alpino del Trentino Alto Adige. “Noi non avevamo esperienza di missioni Sar, e nel 2010 Piazza e’ stato il nostro primo istruttore. Erano persone esperte, portavano soccorso nelle valanghe, e invece…”.


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