Terremoto in Nepal, mancano cibo e acqua: in migliaia in fuga da Kathmandu

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Migliaia di persone risultano ancora disperse e le operazioni di soccorso proseguono

Migliaia di persone stanno fuggendo da Kathmandu, la capitale del Nepal, dopo che si sono diffuse le voci di mancanza di cibo e acqua a seguito del terremoto di sabato scorso. Intanto a partire da oggi nel Paese sono stati dichiarati tre giorni di lutto nazionale. Secondo quanto riferito ieri dal ministero dell’Interno, il bilancio delle vittime è fermo a 5.057 morti e 10.915 feriti. Migliaia di persone risultano ancora disperse e le operazioni di soccorso proseguono. A Kathmandu e nelle zone circostanti le macerie di molte case non sono ancora state rimosse e si teme che molti corpi siano intrappolati al di sotto. Il premier nepalese, Sushil Koirala, ha avvertito che il numero dei morti potrebbe raggiungere 10mila. Le zone residenziali della città turistica di Bhaktaur sono state rase al suolo dal sisma e tutti gli abitanti dormono all’aperto, in tende o nelle loro macchine. Soldati e poliziotti pattugliano le strade nelle zone devastate e la situazione di sicurezza è per lo più tranquilla. Almeno otto soldati nepalesi hanno perso la vita in incidenti avvenuti durante le operazioni di soccorso, altri 28 sono rimasti feriti e 11 risultano dispersi. Nonostante l’arrivo di aiuti e volontari dall’estero, le autorità nepalesi temono che il terremoto potrebbe rivelarsi peggiore di quello che colpì il Paese nel 1934 e costò la vita a ottomila persone. Molti edifici antichi, fra cui i tre palazzi dell’ex re del Nepal, sono stati distrutti dalla scossa, che secondo le Nazioni unite ha colpito 8 milioni di persone in 39 distretti.