Terremoto Nepal: Himalaya sfigurato da numerose frane, si teme per l’esondazione di alcuni laghi glaciali e per il maltempo

Le imponenti frane e slavine prodotte dal fortissimo terremoto potrebbero causare l’esondazione di alcuni laghi glaciali di alta quota

Il forte sisma che nella mattinata odierna ha scosso il Nepal, oltre a danneggiare la città di Katmandu, ha letteralmente “sfigurato” il versante meridionale della catena montuosa dell’Himalaya. Il potentissimo scuotimento prodotto dal violento terremoto, di 7.9 Richter, ha provocato vasti movimenti franosi e imponenti slavine che dagli aspri declivi himalayani sono precipitati verso i sottostanti fondovalle, sommergendo interi villaggi. Alcune di queste slavine, come quella verificatasi lungo la parete dell’Everest che ha seriamente danneggiato il campo base, hanno raggiunto proporzioni veramente colossali, tali da cambiare la morfologia del paesaggio locale.

LaPresse/XinHua
LaPresse/XinHua

Ora si teme che alcune di queste slavine e di queste gigantesche frane, scivolate a grandissima velocità dalle pareti del versante meridionale dell’Himalaya, possano precipitare su alcuni laghi glaciali, determinando imponenti inondazioni verso le sottostanti vallate. Si tratta, purtroppo, di un fenomeno piuttosto frequente lungo la regione himalayana. Eventi del genere, provocati da grandi frane o valanghe, non sono cosi rari lungo l’area dell’Himalaya. In passato si sono verificate varie inondazioni per dinamiche analoghe in regioni remote, specie nel Kashmir indiano. Se una di queste frane si getta all’interno di uno dei numerosi laghi glaciali presenti in alta quota si potrebbero innescare improvvise ondate di piena capaci di minacciare decine di villaggi e piccole città ubicate lungo le strette vallate che caratterizzano il territorio nepalese e gli stati dell’India settentrionale.

LaPresse/XinHua
LaPresse/XinHua

Ma anche nel caso che una di queste frane si depositi all’interno del letto di uno dei tanti fiumi che dall’Himalaya scendono verso le pianure alluvionali dell’India settentrionale, creando una sorta di “tappo” al deflusso delle acque, il pericolo di inondazioni e straripamenti improvvisi diventa davvero molto elevato, con conseguenti rischi per le popolazioni locali già duramente provate dall’evento tellurico. Di precedenti nella storia c’è ne sono davvero tanti. Solo nel Maggio del 2012 una grossa frana che si è depositata lungo il letto del fiume Seti ha prodotto una sorta di “tappo” naturale che ha ostruito il regolare deflusso delle acque, da monte a valle. La frana, di proporzioni gigantesche, avvenuta nel massiccio dell’Annapurna, depositandosi sul bacino del Seti ha contribuito a generare una improvvisata diga naturale che poi è esplosa, riversando a valle una enorme quantità d’acqua e detriti di vario genere che si sono buttati lungo il percorso del Seti.

himalaya-lake-001La notevole acclività del territorio nepalese ha accelerato la discesa di questa immensa massa d’acqua che scivolando a grandissima velocità verso valle ha travolto case, villaggi, centri abitati e purtroppo anche molte persone. Per certi versi questi eventi possono essere paragonati al disastro del Vajont, avvenuto il 9 Ottobre del 1963, a seguito di una frana caduta dal versante settentrionale del monte Toc, situato sul confine tra le province di Belluno e Udine. Allora l’acqua che si è versata sulle sottostanti vallate ha trasportato anche delle case e grossi tronchi d’alberi, alcuni sradicati in quota. Anche dal punto di vista meteorologico il maltempo (rischio di piogge e brevi temporali) nei prossimi giorni potrebbe, purtroppo, ostacolare l’arrivo di urgentissimi soccorsi umanitario alla popolazione nepalese.

LaPresse/XinHua
LaPresse/XinHua

In questo periodo dell’anno l’onda di calore che si forma sull’area indo-pakistana, a seguito del passaggio del sole allo “Zenit” lungo il tropico del Cancro, si estende anche nella media troposfera, dove si accumulano masse d’aria calde e molto secche che tenderanno a stazionare sui medesimi territori fino alla prima o seconda decade del mese di Giugno. La formazione di questa intensa onda di calore semi/permanente sopra le pianure dell’India e del vicino Pakistan fornirà una accentuazione dell’instabilità atmosferica, agevolando l’improvvisa formazione di violenti temporali di calore proprio lungo il versante sud dell’Himalaya, fra il nord dell’India, il Nepal e il Bangladesh, accompagnati da autentiche tempeste elettriche, forti rovesci di pioggia e turbolenti colpi di vento. Questi intensi fenomeni temporaleschi, tipici nel periodo caldo pre-monsonico, scoppiano di colpo, non appena il ramo principale del “getto sub-tropicale” e aria fresca e molto secca dall’altopiano del Tibet sconfina sopra lo spesso strato di aria molto calda e secca, che in questo periodo comincia a formarsi sopra l’area indo-pakistana. Tale sconfinamento dell’aria fresca e secca e del “getto sub-tropicale” in quota innesca grandi turbolenze pronte ad estendersi fino ai limiti superiori della troposfera. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “updrafts”, dato il notevole potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che contribuisce a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 12-14 km di spessore.

10064673_mA queste quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provenienti da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso. In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni).