Terremoto Nepal, soccorsi vicini anche alle zone più remote vicino all’epicentro

Alcuni villaggi colpiti dal sisma sono raggiungibili solo camminando per ore, altri addirittura sono accessibili solo per via aerea: circa 4,2 milioni di persone hanno urgente bisogno di acqua e servizi sanitari

Anche le regioni remote del Nepal, vicine all’epicentro del devastante terremoto che sabato scorso ha messo in ginocchio il Paese, stanno iniziando a ricevere i primi aiuti. Mentre proseguono i soccorsi nella valle di Kathmandu, l’Onu ha fatto sapere che gli interventi si stanno allargando fino ad includere zone come il distretto di Dhading e quello di Gorkha. Da parte sua, Bella Messenger, che lavora per una Ong in un’area remota del distretto di Gorkha, ha raccontato alla Bbc che camion cinesi hanno già portato degli aiuti nella zona, anche se molte persone sono rimaste tagliate fuori. “Non si possono raggiungere alcuni villaggi senza un elicottero – ha spiegato – Per arrivare in certi villaggi si deve camminare per due ore”. Le persone colpite dal sisma, ha fatto sapere l’Onu, sono più di otto milioni, mentre circa 10mila sono rimaste ferite. Sono centinaia di migliaia quelle che vivono in campi temporanei. “Il governo sta facendo del suo meglio per consegnare i materiali di soccorso”, ha spiegato alla Bbc Rameshwor Dangal, capo del National Disaster Management, precisando che “l’entità del disastro è molto grande”.

LaPresse/Xinhua
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Nel frattempo, ha riferito Renaud Meyer, del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, l’aeroporto di Kathmandu sta cercando di accogliere i voli che arrivano con gli aiuti ed i soccorritori cercano di consegnarli il prima possibile. Il sisma di magnitudo 7,8 ha ucciso oltre 5mila persone e molti sopravvissuti stanno cercando disperatamente cibo e acqua. Migliaia di persone sono in fila per salire sugli autobus e lasciare la capitale, con il terrore che possano arrivare altre scosse. Il governo sta fornendo trasporto gratuito ai residenti di Kathmandu ed i servizi sono stati integrati con gli scuolabus. “Abbiamo paura delle epidemie che possono diffondersi a causa di tutti quei corpi morti”, ha raccontato alla Bbc un uomo mentre si trovava alla stazione principale degli autobus. Intanto l’Onu ed altre organizzazioni umanitarie chiedono ai Paesi donatori di fornire 415 milioni di dollari (quasi 374 milioni di euro) in aiuti di emergenza per le persone colpite dal terremoto. I soldi, ha precisato l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, verranno impiegati per sostenere le autorità nepalesi nel fornire ripari, cibo, acqua e assistenza medica per i prossimi tre mesi. Circa 4,2 milioni di persone, ha fatto sapere l’agenzia, hanno urgente bisogno di acqua e servizi sanitari, 1,4 milioni hanno bisogno di aiuti alimentari e in 500mila vivono all’aperto. “Anche se sono rincuorato ed incoraggiato dai progressi della risposta fino ad oggi – ha detto Jamie McGoldrick, rappresentante Onu in Nepal – gli sforzi devono essere mantenuti ed intensificati per garantire che l’assistenza raggiunga tutti quelli che sono stati colpiti, soprattutto coloro che si trovano nelle aree remote”.