“Ti preghiamo di tornare sano e salvo con nuove storie” ha scritto l’amico in una lettera che il giovane manager di Google, morto a causa del tragico terremoto, avrebbe dovuto aprire durante la sua spedizione sull’Everest
“Hai gia’ vissuto cento vite”: doveva essere un elogio alla sua passione di girare il mondo, ma ora suona invece come un sinistro presagio la lettera scritta da un amico al dirigente di Google Dan Fredinburg, morto a causa del tragico terremoto che ha colpito il Nepal mentre lui stava scalando il monte Everest. “Ti preghiamo di tornare sano e salvo con nuove storie – gli ha scritto l’amico Max Stossel in una lettera che il giovane manager 33enne avrebbe dovuto aprire mentre si trovava sull’Everest – Se non lo farai saremo inorriditi, rattristati e con il cuore spezzato per non poter creare nuove storie con te, ma sappiamo comunque che hai gia’ vissuto l’equivalente di almeno 100 vite”. “La sua fidanzata, Ashley Arenson, aveva chiesto ad amici e familiari di scrivergli delle lettere prima del viaggio in modo che lui le potesse aprire e leggere mentre si trovava in cima al monte Everest”, ha raccontato ancora Stossel. L’amico ha poi precisato che non sa se Fredinburg, deceduto in seguito alle ferite riportate, sia riuscito a leggere le missive prima di morire.


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