Tumori, chirurgia preventiva “ottima soluzione” per le donne positive alla mutazione dei geni Brca

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TUMORE OVAIE COPERTINA - CopiaPer le donne ad alto rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio perche’ presentano la mutazione dei geni Brca, che aumenta le possibilita’ di ammalarsi di tale neoplasia di oltre il 40%, ”la migliore arma di prevenzione e’ l’asportazione preventiva delle ovaie”. Ad affermarlo, in occasione della presentazione della prima rete italiana per l’accesso al test rapido per i geni Brca promossa dal Policlinico Gemelli di Roma con il supporto di Astrazeneca, e’ Giovanni Scambia, direttore Unita’ Operativa di Ginecologia Oncologica del Gemelli. ”Oggi le linee guida per questa neoplasia particolarmente insidiosa – spiega Scambia – prevedono la possibilita’ di asportazione dell’ovaio e delle tube nelle donne a rischio per la mutazione dei geni Brca. Ovviamente tale scelta, dopo un counselling medico preventivo, andrebbe fatta dopo aver compiuto le proprie scelte riproduttive”. Con la mutazione del gene Brca1, sottolinea l’esperto, ”l’eta’ media di insorgenza del tumore ovarico e’ dopo i 35 anni, mentre con la mutazione del gene Brca2 e’ dopo i 45 anni. Superata tale soglie d’eta’, l’arma preventiva migliore per le donne a rischio e’ dunque asportare l’ovaio, anche se oggi si sta pure considerando l’asportazione delle sole tube, da cui origina il tumore, conservando invece l’ovaio. Va detto inoltre che anche la pillola anticoncezionale ha una funzione protettrice”. Sicuramente dunque, sottolinea, il test veloce per i geni Brca ”e’ una nuova arma preventiva e terapeutica di grande rilievo”. L’avvio della prima rete nazionale per l’accesso a questo test e’ un risultato importante anche secondo il preside della Facolta’ di Medicina e chirurgia dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Rocco Bellantone: ”Si tratta di una tappa significativa della nostra ricerca, che ha la possibilita’ di applicarsi direttamente alla clinica, arrivando ai pazienti, ma e’ anche il segno di una grande attenzione alla ricerca mirata alle donne”. Cio’ nell’obiettivo, ha rilevato il direttore del Policlinico, Enrico Zampedri, ”di fare del Gemelli un grande ‘Women Hospital’ per la gestione integrata delle patologie femminili”.