Bipede? No grazie! Genny VS esoscheletro

La voce fuori dal coro di Paolo Badano, disabile e inventore di Genny, ci porta a riflettere sullo stato dell’arte della ricerca sui cosiddetti esoscheletri per arti inferiori e sposta la questione verso un altro punto di vista

Meccanici come i mostri di Alien o cibernetici come la tuta di Iron Man: la ricerca ingegneristica e la stampa ci dicono che l’esoscheletro per paraplegici è quasi realtà, ma in pratica ancora per molti anni non raggiungerà le prestazioni desiderate, nonostante l’intensa e dispendiosa attività di sviluppo. “Restituire la capacità di camminare a chi è in sedia a rotelle sembra l’unica strada perseguita per risolvere i problemi di chi ha perso l’utilizzo delle gambe. Per molto tempo dopo il mio incidente ho creduto anch’io che ‘tornare a camminare’ potesse essere l’unico desiderio possibile per il ‘popolo dei seduti’, come ormai mi piace definirci. Ho atteso quasi vent’anni prima di rendermi conto che probabilmente avrei dovuto aspettarne altrettanti per vedere una soluzione concreta, efficace e accessibile a tutti. E nel frattempo? Tornare alla posizione eretta è davvero l’unica strada per sentirsi integrati, felici ed autonomi? A un certo punto ho smesso di illudermi, e ho scelto un’altra strada: migliorare la mia mobilità nell’immediato grazie a tecnologie già presenti e consolidate”, dichiara Paolo Badano, inventore di Genny e fondatore di Genny Mobility, l’azienda che la produce e la commercializza.
Paolo Badano ha passato gli ultimi anni della sua vita a studiare, progettare e realizzare un mezzo che migliorasse la sua vita quotidiana, Genny. Più che tornare alla stazione eretta il punto cruciale è stato risolvere i molti problemi che una comune sedia a rotelle comporta: problemi pratici, come dover affrontare un ostacolo anche un marciapiede o avere le mani sempre occupate e sporche, e problemi fisici, come la lesione dei rotatori delle spalle che non preposte a quel movimento di spinta subiscono un’usura senza pari. “Dagli anni ‘60 in poi la ricerca si è concentrata nel restituire la possibilità di camminare ai disabili e in 200 anni non ha migliorato in alcun modo la sedia a rotelle, rimasta sostanzialmente invariata dai tempi di Garibaldi. È questa mancanza che mi ha portato ad avere un’intuizione che ho sviluppato da solo nel mio garage come prototipo e che poi è diventata Genny. Utilizzando Genny scoprivo un nuovo modo di pensare e vedere la disabilità. Continuavo a vivere da seduto, ma potevo fare molte delle cose che mi erano state negate per anni: passeggiare su una spiaggia o prendere per mano la mia compagna. Non più l’illusione di qualcosa di lontano, ma uno strumento che migliorava molti aspetti della mia vita: per me è stata una vera rivoluzione, altro che ingombranti e futuristici esoscheletri, che forse risolveranno il problema nel futuro ma di sicuro non oggi!” prosegue Paolo.