Dal primo trapianto di cuore al baby-avatar: i 30 anni dell’Irccs Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

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“Sono stati 30 anni di storia caratterizzati da un rapporto strettissimo e circolare tra ricerca e applicazione clinica”

Dal primo trapianto di cuore all’avatar del paziente pediatrico. Dalle terapie avanzate per la cure delle leucemie al trapianto del microbiota intestinale. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma celebra oggi i 30 anni dal riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), rievocando le tappe più calde di una storia che ha portato l’Ospedale della Santa Sede ad essere annoverato tra i più importanti policlinici e centri di ricerca pediatrici a livello internazionale. Il 13 maggio del 1985 il Bambino Gesù otteneva dal ministero della Salute il riconoscimento come Irccs, che attesta il livello di eccellenza sanitaria finalizzata alla ricerca prevalentemente clinica e traslazionale, cioè capace di trasferire immediatamente i risultati sul letto del paziente. Meno di un anno dopo, nel 1986, l’Ospedale realizzava il primo trapianto di cuore in Italia su un bambino, e un anno dopo entrava in funzione la prima Tomografia assiale computerizzata (Tac), che per la prima volta consentiva di visualizzare con buona risoluzione le strutture nervose del cranio e della colonna vertebrale. Nel 1992 apre il Centro di assistenza per bambini malati di Aids, che confluirà pochi anni dopo nella Divisione di immunoinfettivologia pediatrica. Nel 1994 si esegue il primo trapianto di reni, mentre nel 1997 viene inaugurato il Dipartimento di Emergenza e Accettazione, con attività clinico assistenziale per tutte le urgenze. Nel 2000 debutta il MarLab, il laboratorio di robotica e analisi del movimento nella sede di Palidoro e successivamente a Santa Marinella. Un anno dopo viene effettuato il primo intervento di chirurgia laparoscopica.

scienza ricercaNel 2006 arriva per l’Ospedale il riconoscimento della Join Commission International (Jci) per la sicurezza del paziente e la qualità dell’assistenza sanitaria. Nel 2010 viene realizzato il primo impianto al mondo di cuore artificiale pediatrico in un ragazzo di 15 anni. Nello stesso anno il primo d’intestino, seguito nel 2011 dal primo trapianto di fegato da donatore vivente. Nel 2014 vengono inaugurati i nuovi laboratori di ricerca nella sede di San Paolo fuori le Mura, tra i più grandi in Europa, attrezzati con le più moderne tecnologie per le indagini genetiche e cellulari. Nel frattempo, con più di 500 pubblicazioni nell’ultimo anno e un impact factor di oltre 2000 punti, il Bambino Gesù è diventato il primo tra gli Irccs in ambito pediatrico, sede per l’Italia di Orphanet, il più grande database mondiale per le malattie rare a cui aderiscono 39 Stati. “Sono stati 30 anni di storia caratterizzati da un rapporto strettissimo e circolare tra ricerca e applicazione clinica – dice il direttore scientifico Bruno Dallapiccola – I primi risultati importanti sono stati ottenuti nell’ambito della chirurgia. La rivoluzione tecnologica degli ultimi 5-10 anni ha rappresentato un vero e proprio ‘tsunami’ per la ricerca, soprattutto nell’ambito della genetica”. Sono stati ridotti di oltre 100 mila volte i tempi delle analisi genomiche e i loro costi. “Solo al Bambino Gesù, negli ultimi 5 anni, sono stati scoperti più di 50 nuovi geni malattia. Molto c’è ancora da scoprire, ma possiamo certamente rispondere a molte più domande rispetto al passato. E la nuova frontiera è rappresentata dallo studio delle interazioni tra il genoma e l’ambiente al quale concorrono i trilioni di microorganismi che vivono nel nostro intestino (il microbiota), le cui modificazioni ci accompagnano nello stato di Salute e di malattia”. “Quella del Bambino Gesù – sottolinea il presidente Mariella Enoc – è una storia che parte da molto lontano e che guarda con grande coraggio al futuro. E’ la dimostrazione della possibilità, nell’ambito della sanità e della ricerca di matrice cattolica, di raggiungere livelli di eccellenza e di avanguardia, sempre rispettando la dignità della persona umana. Ma abbiamo la responsabilità di portare avanti questa ricerca e di condividerne i risultati per far sì che siano un patrimonio diffuso, accessibile a tutti. E’ anche per questo che a breve ufficializzeremo la nascita di una nuova Fondazione dell’Ospedale, che avrà il compito di rilanciare l’attività di ricerca cercando di organizzare e individuare nuovi possibili canali di finanziamento e di raccolta fondi”.