Ebola, l’infermiere sardo peggiora: per lui secondo farmaco sperimentale

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Peggiorano le condizioni dell’infermiere sardo colpito dal virus ebola

Sono leggermente peggiorate le condizioni di salute dell’infermiere sardo che ha contratto l’ebola in Sierra Leone. Il 37enne, da ieri mattina, è ricoverato all’ospedale romano Spallanzani. I medici hanno reso noto che “il paziente è febbrile, lucido e collaborante”, come avevano riferito anche ieri ma “da questa notte è comparsa un sintomatologia gastrointestinale importante” per contrastare la quale si sta “continuando la terapia reidratante per via orale ed endovenosa”.

INFERMIERE NUTRITO PER VIA VENOSA. Per contrastare il peggioramento l’infermiere “ha iniziato la nutrizione parenterale, quindi per via venosa”. Dopo il primo trattamento antivirale specifico iniziato già ieri, questa notte è stato iniziato un secondo farmaco sperimentale non registrato. “Il farmaco – dicono ancora dall’ospedale – che era già stato autorizzato con ordinanza Aifa del 12 maggio, su indicazione del Ministro della Salute, è arrivato ieri dall’estero”.

LaPresse/Vincenzo Livieri
LaPresse/Vincenzo Livieri

L’AUTOISOLAMENTO E IL TRASPORTO. Allo Spallanzani c’è molta attenzione ma la preoccupazione non è eccessiva poiché il paziente, che è comunque un esperto, si è messo in quarantena appena ha avvertito i primi sintomi. L’infermiere, che aveva lavorato nel Centro di cura dei malati di Ebola in Sierra Leone ed era arrivato in Sardegna l’8 maggio, ha effettuato l’automonitoraggio delle proprie condizioni di salute, come previsto dai protocolli del ministero della Salute e di Emergency, e ha manifestato i primi sintomi nella tarda serata di domenica scorsa. Quando la sua temperatura ha raggiunto i 39.2 si è messo di sua volontà in isolamento. Il 37enne è arrivato a Roma questa notte trasportato da un C-130 dell’aeronautica militare. Il trasferimento è stato molto complesso e ha richiesto attrezzature speciali e personale altamente qualificato. In particolare sono state utilizzate particolari barelle che consentono il trasporto in condizioni di biocontenimento assoluto.

RISCHIO CONTAGIO BASSO. Quanto ad un eventuale contagio, i medici lo ritengono “trascurabile”. “Non c’è nessuna prova – dicono – come in gran parte degli oltre 800 operatori sanitari che si sono infettati con Ebola in questi mesi”.