L’infermiere sardo continua a presentare miglioramenti delle condizioni cliniche generali
L’infermiere sardo ricoverato per il virus Ebola sta facendo grandi progressi e i medici dell’istituto Spallanzani sono vicinissimi a considerarlo fuori pericolo. Intanto a Sassari il numero delle persone in isolamento e’ fermo a 19. ”Queste buone notizie provano l’altissima professionalita’ del personale e l’eccellenza di una struttura che conferma l’alto livello della nostra Sanita’. Si continua – conclude il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – naturalmente a monitorare le persone che in Sardegna sono in autoisolamento precauzionale, confidando di poter chiudere presto l’allerta”. L’infermiere sardo, aveva fatto sapere l’ospedale con l’ultimo bollettino, continua infatti a presentare miglioramenti delle condizioni cliniche generali, e’ vigile, autosufficiente e ha ripreso ad alimentarsi. L’uomo e’ ricoverato dal 13 maggio nell’ospedale romano. Non presenta febbre, sono quasi scomparsi i sintomi gastrointestinali e persistono modesti sintomi respiratori che sembrano non preoccupare i medici. Intanto continua il trattamento antivirale e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa.
Attesa in Sardegna per le 19 persone in autoisolamento precauzionale, per essere entrate in qualche modo in contatto con l’infermiere sassarese di 37 anni che ha contratto l’Ebola in Sierra Leone, dove ha operato per tre mesi come volontario di Emrgency. Nelle ultime ore il cordone sanitario si e’ esteso altri due dipendenti del laboratorio di analisi dell’Asl di Sassari. Positive anche le notizie che giungono dall’Africa dove l’epidemia di Ebola arretra. E, come mostra il rapido miglioramento del ‘paziente 2’ ricoverato all’ospedale ‘Spallanzani’ di Roma, si comincia ad avere armi piu’ efficaci per combattere il virus anche quando questo si insedia nell’organismo umano. Ora una ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista ‘Nature’ e condotta dall’Istituto Superiore di Sanita’, insieme all’Universita’ della Florida, si rasserena anche per il futuro, escludendo mutazioni del virus in grado da consentirne la trasmissione per via aerea. Massimo Ciccozzi, Ricercatore dell’Istituto Superiore di Santa’ (Iss) e docente di epidemiologia e statistica presso l’Universita’ Campus Bio-Medico di Roma, spiega appunto che il contagio non avviene solo con contatto diretto con la persona infetta. “Tra l’altro diventa contagiosa solo quando compaiono i sintomi della malattia. Solitamente la febbre. Il virus si trasmette attraverso il contatto con materiali organici, come sangue, feci, vomito, sudore, saliva. Basta attenersi alle norme di sicurezza gia’ codificate e il rischio si annulla. E nel trasporto del paziente da quel che ho potuto vedere queste regole non sono state sostanzialmente infrante. Poi il pericolo di trasmissione in un centro di eccellenza internazionale come lo ‘Spallanzani’ di Roma e’ in pratica inesistente”.


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