Ebola, virologo: il caso del virus conservato nell’occhio invita all’attenzione

Il dato curioso che ha colpito molti, ovvero il cambio di colore dell’iride infettata “è interessante dal punto di vista scientifico perché il colore dell’iride è determinato da meccanismi cellulari ed è utile capire come il virus possa intervenire in questi processi”

Il caso del medico statunitense Ian Crozier, contagiato e guarito da Ebola, che ha ‘conservato’ in un occhio il virus – e persino il curioso cambio di colore che si è prodotto – “ci invita a tenere alta l’attenzione sulle persone guarite dall’Ebola. Non si tratta di una scoperta che preoccupa sul fronte del contagio, ne è fonte di grandi novità scientifiche, ma aiuta senza dubbio a comporre il puzzle che ci permetterà di capire come funziona il virus”, spiega all’Adnkronos Giovanni Maga, virologo Istituto di genetica molecolare di Pavia, commentando la storia del volontario ammalatosi in Sierra Leone descritta sul New England Journal of Medicine. Il dato curioso che ha colpito molti, ovvero il cambio di colore dell’iride infettata “è interessante dal punto di vista scientifico perché il colore dell’iride è determinato da meccanismi cellulari ed è utile capire come il virus possa intervenire in questi processi”, dice Maga. Per quanto riguarda invece “la persistenza del virus, anche per molto tempo nei liquidi corporei, già sapevamo, ad esempio che nello sperma è presente per diverse settimane. Sappiamo quindi che dopo essere sparito dal sangue non necessariamente il virus non c’è più”. In questo caso la presenza nell’occhio “non ha molta rilevanza dal punto di vista del contagio”. Più importante, invece, tenere desta l’attenzione sui sintomi dei guariti. “Non sappiamo molto di Ebola in questo senso perché i dati sono esigui. Ma in molte infezioni virali le sequele possono durare anni. La chikungunya può ‘farsi sentire’ con dolori alle ossa fino a tre anni dopo. L’esempio più banale è il ‘fuoco di sant’Antonio’ che non è altro se non una sequela di un’infezione avuta da bambini”, conclude.