In questi due anni il “nuovo” acceleratore di particelle è stato potenziato ed è ora in grado di raggiungere livelli di energia quasi doppia rispetto a due anni fa
Il Large Hadron Collider di Ginevra, il più grande acceleratore di particelle del mondo, ha iniziato le prime operazioni di collisione di protoni a bassa energia necessarie per la taratura degli strumenti dopo due anni di inattività: lo ha reso noto il Cern.
I test per la ripresa delle operazioni dell’Lhc, spento nel febbraio 2013 dopo aver scoperto il “bosone di Higgs” – una delle particelle fondamentali previste dal Modello Standard della fisica quantistica ancora mancanti all’appello – erano iniziati lo scorso 12 marzo prima di essere interrotti per una decina di giorni a causa di un cortocircuito a un magnete, riparato nell’aprile scorso.
In questi due anni il “nuovo” acceleratore di particelle è stato potenziato ed è ora in grado di raggiungere livelli di energia quasi doppia rispetto a due anni fa (il che equivale a una capacità doppia di “vedere” gli oggetti quantistici: l’Lhc è in sostanza un microscopio che invece di utilizzare fotoni o elettroni usa particelle quantistiche per sondare l’interno dell’atomo). L’Lhc ha operato ad un’energia di 450 GeV, e dovrebbe ormai essere in grado a partire da giugno di raggiungere dei valori di energia vicini alla potenza massima nominale, salita da 8 TeV a 14 TeV. Stanato il bosone di Higgs – fondamentale per l’esistenza della massa – il prossimo obbiettivo dei ricercatori è scoprire se il Modello Standard spieghi tutto ciò che esiste oppure (ipotesi assai più probabile) se la Natura abbia in serbo altre sorprese: in particolare, verranno cercate le tracce della “supersimmetria”, che potrebbe spiegare la natura della materia ed energia oscure che permeano l’universo, ed eventuali segni dell’esistenza di altre dimensioni.


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