Parco Nazionale d’Abruzzo: è di nuovo emergenza veleno?

Il piccolo orso si muoveva nei luoghi che probabilmente frequentava con la mamma quasi ad aspettarne la ricomparsa

E’ stato avvistato un piccolo esemplare di orso che vagava dentro la Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) in localita’ Prati d’Angro con l’intento di attraversare una strada che porta al Comune di Villavallelonga (L’Aquila). Il piccolo orso, di circa tre mesi ed un peso stimato di tre chilogrammi, si muoveva nei luoghi che probabilmente frequentava con la mamma quasi ad aspettarne la ricomparsa. Il successivo intervento del personale del Servizio Veterinario del Pnalm ha accertato una condizione di forte disidratazione e affaticamento dell’animale che ha reso necessaria la cattura ed il successivo trasferimento nel Centro di Recupero Fauna di Pescasseroli (L’Aquila) per dare tutte le cure necessarie. Nel frattempo gli uomini della Forestale hanno concentrato la loro azione nell’area di ritrovamento dove e’ stata scoperta la carcassa di un lupo morto, immediatamente trasferita presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Avezzano, per stabilirne le cause. Nel frattempo continuano costantemente le operazioni di ricerca della mamma del piccolo orso da parte del personale Forestale. I ritrovamenti sono avvenuti a poca distanza dalla zona dove a marzo erano state scoperte le carcasse di dieci volpi morte per avvelenamento. Per questo e’ stato disposto dal Comando Regionale per l’Abruzzo sia l’intervento del Nucleo Cinofilo Antiveleno della Forestale, per la bonifica della zona al fine di accertare la presenza di eventuali bocconi avvelenati, sia del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale dell’Aquila per seguire i successivi sviluppi investigativi.

Il ritrovamento di un’orsacchiotta di appena 3 mesi  comunicato dal PNALM Sabato scorso ed il rinvenimento di una carcassa di lupo poco lontano  lasciano  pensare che mamma orsa possa essere stata vittima del veleno.  Tutto cio’ andrà  ovviamente confermato da ulteriori indagini sul territorio e dalle indagini necroscopiche sul lupo ma purtroppo il nostro  timore di un ulteriore atto criminale contro il PNALM e la sua preziosa  fauna è più che giustificato.

Nella stessa zona si ripetono  da anni regolarmente  episodi di avvelenamento della  fauna selvatica tramite la semina di micidiali bocconi avvelenati. Vittime di questi criminali ad oggi sono state numerose volpi, alcuni lupi ,altra fauna minore e probabilmente un orso di un anno di cui furono recuperati pochi resti nel Settembre 2013.

Le indagini del Servizio di sorveglianza del PNALM e del Corpo Forestale dello Stato sembrano non  produrre  alcun risultato nemmeno in termini di deterrenza altrimenti non si spiegherebbe  la facilità  e la frequenza con cui gli avvelenamenti si ripetono. Ci rendiamo conto che nonostante l’impegno delle guardie non sia facile  ottenere dei risultati ma alcune semplici misure di prevenzione, controllo  del territorio e repressione  invocate dalle associazioni non sono mai state prese in considerazione …per esempio:

  1. Il CFS ha reparti specializzati in questo tipo di indagini (NOA e NIPAF) che non ci risultano essere stati  impiegati in loco nonostante il ripetersi di questi episodi.
  2. Non si è mai ricorsi alla  video sorveglianza  dei punti di accesso all’area per registrare le targhe delle autovetture e controllare  il passaggio delle persone . Misura comune in tante  aree protette europee ed internazionali
  3. l’adozione di provvedimenti drastici ed irrimandabili quali il divieto di accesso e la chiusura a tutte le attività della  zona interessata dagli avvelenamenti per almeno 6 mesi/1 anno, l’unico modo per costringere la comunità locale a farsi essa stessa sorvegliante della legalità  cosi come avviene in Spagna per esempio  o come si è fatto in Italia alcuni decenni  fa per arrestare la piaga degli incendi boschivi dolosi impedendo l’utilizzo dei suoli percorsi dalle fiamme.

Per quanto riguarda il futuro dell’orsetta  si tratta adesso di capire se è possibile pensare ad un programma di riabilitazione per l’animale che renda possibile il suo rilascio in natura di qui a qualche mese. Abbiamo alcuni esempi di successi in questo campo, uno di questi  in Trentino con un cucciolo denominato  M11 , ci rendiamo conto della difficoltà  dell’impresa ma crediamo che valga la pena tentare non solo per non privare la popolazione di orso marsicano di una futura  preziosissima  “mamma orsa” ma anche nel caso di un fallimento, per far tesoro di un’esperienza  che  potrebbe tornare utile in future analoghe circostanze.

SALVIAMO L’ORSO

Pescasseroli 25/05/2015