Petrolio: nel fracking un potenziale da 140 miliardi di barili

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Le maggiori risorse si trovano in Medio Oriente, seguito dall’America Latina, la Russia, l’Africa e l’Estremo Oriente, mentre l’Europa è fanalino di coda

Il fracking, la fratturazione idraulica per estrarre petrolio e gas naturale dal sottosuolo, avrebbe il potenziale di immettere in commercio 140 miliardi di barili di petrolio, pari alle riserve conosciute della Russia, se la tecnica estrattiva popolare e contestata in Usa fosse estesa ad altre parti nel mondo. A dirlo e’ uno studio della societa’ di ricerca Ihs, che arriva nel momento in cui alcuni ric ricercatori mettono in guardia sulle conseguenze del fracking sulla qualita’ dell’aria e quindi sulla salute umana. Stando agli analisti di Ihs, ci sono 141 miliardi di barili di petrolio che potrebbero essere estratti fuori dal Nord America e, di questi, 135 miliardi richiederebbero l’uso del fracking. Le maggiori risorse si trovano in Medio Oriente, seguito dall’America Latina, la Russia, l’Africa e l’Estremo Oriente, mentre l’Europa e’ fanalino di coda. Nel sottosuolo del solo Iran ci sarebbero 40 miliardi di barili potenzialmente recuperabili, 14 in Messico, 12 in Russia e 6 in Cina. A fronte dei benefici, arriva pero’ dalle universita’ dell’Oregon e di Cincinnati un allarme sulla salute: la fratturazione idraulica emetterebbe inquinanti noti come Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), tra cui alcuni sono collegati a un aumentato rischio di cancro e malattie respiratorie. “L’inquinamento dell’aria causato dal fracking – spiegano gli esperti nello studio pubblicato su Environmental Science & Technology – espone le persone che abitano nelle vicinanze degli impianti estrattivi a un rischio per la salute finora sottostimato”. L’allarme si aggiunge a quelli gia’ lanciati dalla comunita’ scientifica sul possibile inquinamento del sottosuolo, comprese le falde acquifere, e all’osservata maggiore incidenza di terremoti negli Stati Usa dove si pratica il fracking.