Previsioni Meteo: circolazione distribuita lungo i meridiani, continua l’altalena termica fra ondate di caldo e infiltrazioni fresche

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L’avvio della bella stagione verrà caratterizzato dai continui sbalzi termici, fra ondate di calore e fasi più fresche e molto instabili

Come abbiamo già spiegato in un articolo pubblicato la scorsa settimana il proseguo della stagione sarà caratterizzato dalla persistenza di questa “altalena termica”, fra fasi calde e soleggiate, a tratti anche particolarmente intense per la stagione, inframmezzate da rapide incursioni di aria più fresca e umida dalle latitudini nord-atlantiche, o dall’Europa settentrionale.

maltempo EuropaIl proseguimento di questo trend climatico, caratterizzato da questi continui alti e bassi delle temperature, potrebbe essere ragionevolmente spiegato in seno ad un complesso schema circolatorio emisferico che comincia a risentire dei primi effetti di “El Niño”, in fase di accentuazione sul Pacifico centro-orientale, è della “QBO” orientale (fase negativa), attualmente in azione. Difatti, mentre “El Niño”, in fase di intensificazione sul Pacifico centro-orientale, favorirebbe un incremento delle ondate di calore verso le medie latitudini, la “QBO-“, al tempo stesso, si associa ad un vortice polare spesso disturbato che agevola significativi rallentamenti delle correnti zonali, alle medio-alte latitudini, con la conseguente instaurazione di flussi meridiani (veloci scambi di calore fra tropici e polo).

Il fenomeno di "El-Nino" in fase di intensificazione sul Pacifico equatoriale
Il fenomeno di “El-Nino” in fase di intensificazione sul Pacifico equatoriale

Da qui si potrebbe spiegare la continua alternanza fra queste improvvise ed intense ondate di calore e le fasi più fresche e instabili, a tratti anche temporalesche, che faranno seguito a queste fiammate calde provenienti dalle latitudini sahariane sub-tropicali. L’azione congiunta di questi due differenti driver climatici molto probabilmente influirà in modo decisivo anche durante l’ingresso della bella stagione, influenzando in modo significativo quest’ultima, fra veloci avvezioni calde e improvvise e rapide rinfrescate accompagnate da rovesci e temporali, specie fra le Alpi e le pianure del nord. Al momento, la presenza di un vortice polare troposferico parecchio disturbato dal “final warming” d’inizio primavera, sta causando un sensibile rallentamento del flusso zonale lungo le medio-alte latitudini, specie fra il vicino Atlantico, il nord Europa e il continente asiatico, favorendo a sua volta un prolungamento degli scambi meridiani su scala emisferica, con nuovi e più frequenti scambi di calore tra tropici e polo.

Il ritorno della neve su diverse aree della Siberia
Il ritorno della neve su diverse aree della Siberia

La figura del vortice polare da settimane mostra evidenti segni di instabilità, con quest’ultimo suddiviso in due o più “lobi” che tendono a spostarsi verso le coste della Siberia settentrionale e l’Arcipelago Artico canadese. Le recenti ondate di caldo, seguite da intense ondate di freddo che hanno riportato la neve e temperature largamente sottomedia, anche sotto i +0°C, fra la regione degli Urali, la Siberia orientale (ancora per gran parte innevata) e persino la Mongolia, sono la prova che questa circolazione ad onde lunghe si è ormai ben collaudata sull’intera area euroasiatica. Del resto l’indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale della “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e la Cella di Ferrel. Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera.

Credit: NASA/GSFC
Credit: NASA/GSFC

Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane. Questo rallentamento del flusso zonale comporterà, già dalle prossime settimane, l’istaurazione di pattern persistenti, con saccature e promontori anticiclonici distesi lungo i meridiani che influiscono pesantemente sulle dinamiche atmosferiche, prolungando le fasi perturbate come i periodi siccitosi o le ondate di calore o di freddo.

xhgt300.png.pagespeed.ic.iChlCR89MCCiò agevola un indebolimento del “gradiente termico orizzontale” e del “gradiente di geopotenziale” che normalmente s’instaura alle medie latitudini, tenendo in vita il flusso del “getto polare” e le potenti “Westerlies” che girano attorno l’emisfero, tentando di equilibrare il perenne squilibrio termico fra la fascia tropicale e la regione artica. Questa persistenza può dare luogo a pesanti ondate di caldo, intense avvezioni fredde, siccità o situazioni meteorologiche estreme, come eventi alluvionali e prolungati periodi di maltempo, che possono rimanere “stabili” per più giorni, settimane o addirittura mesi interi. Inoltre la presenza di una circolazione che si sviluppa lungo i meridiani, dovrà fare i conti con l’aumento dell’energia in gioco.

25Le irruzioni di aria fredda, a seguito del passaggio delle saccature, scivolando di latitudine si troveranno ad interagire con masse d’aria sempre più calde, indotte dal maggior soleggiamento di stagione, favorendo così lo scoppio di temporali particolarmente violenti. Insomma, quello che tenderà a delinearsi sarà un contesto meteo/climatico molto instabile, dinamico e per certi versi inaffidabile, specie per quanto riguarda l’evoluzione modellistica elaborata verso il medio-lungo termine.