Ricerca: il doping non aiuta gli atleti, sono più forti con capacità “naturali”

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Gli autori sperano che la ricerca cambiare la percezione del doping da parte non solo degli atleti ma anche dei giovani dilettanti

Il doping danneggia l’immagine dello sport senza migliorare significativamente i risultati dell’atleta. Sono le capacita’ ‘naturali’ a prevalere su quelle degli sportivi dopati. E’ quanto emerge da un nuovo studio dell’Universita’ di Adelaide, in Australia. I ricercatori della Scuola di Scienze Mediche dell’ateneo hanno passato in rassegna i record sportivi, compresi quelli olimpici e mondiali, di atleti dei due sessi in 26 discipline, fra il 1886 e il 2012. Hanno comparato i primati pre-1932 (l’anno in cui si resero disponibili gli steroidi) con i periodi successivi, e hanno concluso che nell’era del doping i tempi, le distanze e altri risultati non sono migliorati come si pensava. “Gli effetti del doping negli sport moderni sono ampi e diffusi, non solo sugli atleti e sulle squadre sportive coinvolte, ma anche sugli sponsor e i fan”, scrive Aaron Hermann, principale autore della ricerca, sul Journal of Human Sport and Exercise. “La ricerca ha esaminato gli sport piu’ controllati e piu’ popolari, compresi eventi di atletica come 100 metri piani, ostacoli, salto in alto, salto in lungo e lancio del peso, oltre a sport invernali come pattinaggio veloce e salto con gli sci”. “La media dei migliori record per atleti ‘top’ dopati non differisce significativamente dagli atleti considerati come non dopati. Anche presumendo che non tutti i casi di doping siano stati scoperti durante il periodo, la pratica del doping non ha migliorato i risultati sportivi come comunemente creduto”, aggiunge Hermann. “Nelle Olimpiadi del 2000 a Sydney il risultato della medaglia d’oro per i 100 metri femminili era persino inferiore all’oro conquistato nelle Olimpiadi del 1968, i primi Giochi in cui sono stati condotti test del doping”. Lo studio conclude che le pratiche di doping non migliorano i risultati e di fatto possono danneggiarli, indicando che le capacita’ ‘naturali’ possono superare quelle degli atleti dopati. Gli autori sperano che tali risultati possano cambiare la percezione del doping da parte non solo degli atleti di elite, ma anche dei piu’ giovani dilettanti.