Ricerca: impiantato per la prima volta un chip nell’area del cervello che controlla le intenzioni

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Descritto sulla rivista Science, il risultato è il frutto di un gruppo misto di ricercatori guidati da Richard Andersen, del Caltech

Per la prima volta degli elettrodi sono stati impiantati direttamente nell’area del cervello nella quale nascono le intenzioni, permettendo a un uomo tetraplegico di 34 anni di controllare il movimento di un braccio robotico, come se gli appartenesse. Descritto sulla rivista Science, il risultato e’ il frutto di un gruppo misto di ricercatori guidati da Richard Andersen, del California Institute of technology (Caltech), che sono cosi’ riusciti ad ‘anticipare’ e leggere i movimenti di Erik G. Sorto, da 12 anni paralizzato. Le ‘neuro-protesi’ testate finora sono state in grado di produrre movimenti, ma ritardati e a singhiozzo. Impiantando invece i microelettrodi nell’area del cervello che non controlla direttamente i movimenti, quanto le intenzioni di muovere – e’ la corteccia parietale posteriore (ppc) – i ricercatori hanno trovato il modo di produrre movimenti piu’ fluidi e naturali. La ppc e’ la zona dove si forma l’intenzione iniziale di compiere un movimento, che viene poi trasmessa alla corteccia motoria, e attraverso il midollo spinale, alle braccia e gambe dove il movimento viene eseguito. ”Siamo riusciti a decodificare queste decisioni – spiega Andersen – chiedendo al soggetto di immaginare il movimento per intero, anziche’ frazionarlo in sequenze”. Gli elettrodi sono stati impiantati chirurgicamente a Sorto, in due parti della corteccia posteriore parietale – una deputata al controllo del raggiungere, e l’altra dell’afferrare – e poi connessi, tramite cavo, ad un sistema di computer che elabora i segnali, decodifica le intezioni del cervello e controlla uno strumento. Analizzando e registrando l’attivita’ dei neuroni di quest’area con risonanza magnetica, i ricercatori hanno monitorato l’uomo mentre immaginava movimenti dell’arto e degli occhi. Sulla base dell’attivita’ neuronale registrata, sono cosi’ riusciti a prevedere quale dei suoi arti l’uomo volesse muovere e quanto velocemente. Gia’ dal primo giorno Sorto e’ riuscito a controllare il braccio robotico con il pensiero, e dopo settimane di allenamento nell’immaginare i movimenti, a compiere movimenti piu’ raffinati e complessi.