Ai lavoratori sono stati somministrati test di valutazioni neuropsichiatriche e sono stati effettuati elettroencefalogrammi
Uno studio neuropsichiatrico su 196 uomini impegnati alla ricostruzione del sarcofago della centrale di Chernobyl in Ucraina, coinvolta nel 1986 nella drammatica esplosione con la successiva fuga di radiazioni, per un periodo di tempo variavile dai 7 ai 42 mesi dal 2004 al 2008 ha verificato “che il 65% di questi non ha manifestato nessun tipo di danno neurologico, in 22 soggetti (11%) è stato riscontrato una danno all’ippocampo, con un calo dell’apprendimento verbale, problemi con la memoria a breve termine e stanchezza cronica”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Donatella Marazziti, responsabile del laboratorio di Psicofarmacologia della Sezione di Psichiatria del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’ Università di Pisa, che l’ha firmato insieme ai colleghi ucraini K. Loganosvky e I Perchuk lo studio pubblicato su ‘The World Journal of Biological Psychiatry’. Ai lavoratori sono stati somministrati test di valutazioni neuropsichiatriche e sono stati effettuati elettroencefalogrammi prima e dopo le prove. “Questo dato del 65% di persone ha dimostrato di avere una resistenza fuori dal normale – osserva la scienziata – mentre i problemi riscontrati all’ippocampo sono il segnale che le radiazioni possono alterare la funzionalità di questa zona del cervello. I danni cerebrali sono commisurati al tempo di esposizione. Inoltre i soggetti precedentemente esposti a radiazione e che non avevano riportato gravi conseguenze sono stati più resistenti agli effetti negativi della stanchezza e della lieve difficoltà cognitiva”. Secondo Marazziti: “Questo studio può darci delle prime e valide indicazioni sugli effetti concreti delle radiazioni nelle attività cerebrali”.


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