Salute: alimentazione ad alto indice glicemico, rischio deficit cognitivi

“Da risultati preliminari sembra che le persone che seguono una dieta ad alto indice glicemico abbiano già piccoli deficit cognitivi”

Una dieta ad alto indice glicemico inattiva in parte l’insulina, l’ormone che regola la glicemia, aumentando il rischio di obesita’, diabete e iniziali deficit cognitivi. Questi i risultati preliminari di studi in corso presso l’Universita’ Cattolica e il Policlinico Gemelli di Roma, presentati oggi in occasione della “Giornata per la ricerca”, dedicata quest’anno al tema “Il ruolo della Nutrizione, dalla Prevenzione alla Cura”. Lo studio e’ ancora in corso. “Con la biochimica clinica – ha riferito Claudio Grassi, direttore dell’Istituto di Fisiologia Umana della Cattolica -stiamo arruolando tutte le persone che per vario motivo eseguono una curva glicemica, un esame che vede come oscilla nel tempo la glicemia in risposta a ingestione di zucchero. Ogni singolo paziente compila un complesso questionario che ci permette di sapere l’esatta composizione della sua dieta ed esegue una serie di test cognitivi”. Da risultati preliminari sembra che le persone che seguono una dieta ad alto indice glicemico abbiano gia’ piccoli deficit cognitivi, di grado subclinico, ovvero “ai limiti della norma”. Contestualmente, Grassi sta validando l’ipotesi su diversi modelli sperimentali, cosa che permettera’ anche di capire i possibili meccanismi molecolari coinvolti. Per valutare se i processi molecolari indotti da una dieta ad alto indice glicemico siano in qualche modo riconoscibili con un semplice prelievo di sangue attraverso la ricerca di particolari biomarcatori, alcuni pazienti saranno nuovamente visitati. Cio’ permetterebbe dei test di diagnosi precoce atti a fermare il deterioramento cognitivo dieta-dipendente. “Il nostro ateneo – ha spiegato Andrea Giaccari, dirigente Medico Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico A. Gemelli – sta sviluppando ricerche su come l’organismo umano sia in grado di difendersi da un’alimentazione non corretta e come questa capacita’ vari da individuo a individuo. Non a caso, anche a parita’ di fattori di rischio (ad esempio condizione di obesita’) solo alcune persone sviluppano alterazioni metaboliche che portano al diabete”.