Salute: cuore a rischio anche per gli atleti olimpici

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I test per il certificato medico agonistico sono fondamentali, e hanno dimostrato di poter salvare molte vite, ma si fanno sfuggire il 10% dei problemi

Sono i campioni per eccellenza, gli atleti che si allenano e gareggiano di piu’ e meglio, ma anche negli atleti olimpici possono nascondersi dei problemi cardiaci, in qualche caso tali da farli ritirare. Lo ha dimostrato uno studio dell’Istituto di Medicina dello Sport del Coni presentato alla conferenza Europrevent di Lisbona che potrebbe dare anche delle indicazioni utili per gli atleti ‘normali’. “La cosa sorprendente e’ che siano riusciti a raggiungere il livello Olimpico nonostante le patologie latenti – spiega Paolo Emilio Adami, primo autore dello studio – e che in molti casi non sono state identificate ai precedenti screening. Questo perche’ il protocollo imposto dalla legge non e’ completo quanto quello a cui vengono sottoposti presso l’Istituto di medicina e scienze dello sport”. La ricerca ha analizzato i risultati dei test effettuati dall’istituto tra il 2002 e il 2014 su oltre 2300 atleti italiani nella ‘shortlist’ di quelli identificati dalle federazioni come ‘probabili olimpici’. Gli atleti di 31 discipline estive e 14 invernali, tra cui circa mille donne, sono stati sottoposti all’elettrocardiogramma sotto sforzo e a riposo ma anche all’ecocardiogramma, un esame aggiuntivo rispetto a quelli per il normale certificato agonistico. Il risultato e’ stato che su 171 soggetti sono stati trovate anomalie cardiache, in 6 casi talmente gravi da determinare l’esclusione dalle competizioni, mentre gli altri hanno continuato a gareggiare ma sotto stretto controllo medico. Gli esami per l’attivita’ sportiva agonistica, hanno sottolineato diversi studi, hanno gia’ ridotto il rischio di morte improvvisa degli atleti, passata da 4 casi ogni 100mila persone prima dell’introduzione della legge che li istituiva nel 1982 a meno di 0,5. Potrebbero pero’ essere migliorati, sottolinea Antonio Spataro, direttore sanitario dell’istituto. I test per il certificato medico agonistico sono fondamentali, e hanno dimostrato di poter salvare molte vite, ma si fanno sfuggire il 10% dei problemi – spiega – Noi diciamo da tempo che potrebbero essere migliorati con l’ecocardiogramma, anche se l’applicazione e’ difficile, l’esame costa e va fatto da personale esperto, ma credo sara’ questa l’evoluzione, mentre e’ ancora estremamente prematuro parlare di test genetici”.