Salvato dopo 42 minuti nell’acqua gelida: “Il caso di Michi invita a rivedere i dogmi della rianimazione”

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Riportato in vita dopo 42 minuti sott’acqua, quando secondo la scienza, non esisterebbe più chance di recupero neurologico: urge rivedere i parametri di rianimazione di fronte ad un arresto cardiocircolatorio

“Il caso di Michi è una storia che, senza timore di essere smentito, non esito a definire eccezionale. Pur agendo in modo consapevole e nel rigoroso rispetto delle regole della medicina e dell’etica, abbiamo ottenuto una ripresa piena partendo da parametri che andavano ben oltre quelli superati i quali, secondo la letteratura scientifica, non esiste più chance di recupero neurologico”. Parola di Alberto Zangrillo, responsabile di Rianimazione cardio-toraco-vascolare all’ospedale San Raffaele di Milano, che ha salvato il ragazzo rimasto intrappolato un mese fa nelle acque del Naviglio Grande a Castelletto di Cuggiono, dopo il tuffo da un ponte con 4 amici. Un caso di rianimazione di frontiera che, è convinto l’esperto, dovrebbe portare alla revisione di alcuni dogmi della ‘resuscitation’, così come la chiamano gli anglosassoni. “Alla scienza rivolgo un appello”, dichiara in conferenza stampa il medico personale del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: “Quello di riconsiderare i parametri che oggi guidano l’agire dei riamatori”. Stando al racconto della vicenda, che Zangrillo ripercorre con in mano il verbale del 118 milanese firmato dal direttore Giancarlo Sesana, i presupposti per riscrivere i testi di settore non sembrano infatti mancare.

image“Oggi – sottolinea il medico – si ritiene che dopo un tempo di arresto cardiocircolatorio superiore a 6 minuti non vi sia più possibilità di recupero, mentre Michi è rimasto in questa condizione per un tempo stimato in varie decine di minuti”. E ancora: “Le chance sono considerate nulle – prosegue lo specialista – se il periodo trascorso sott’acqua supera i 20-25 minuti a una temperatura maggiore di 5 gradi, mentre Michi è rimasto in sommersione a 15 gradi e per un tempo più che doppio. Dalle 16.53, orario del tuffo riportato sul verbale, alle 17.35 quando i sommozzatori dei Vigili del fuoco l’hanno riportato in superficie. Almeno 42 minuti”. Zangrillo cita dati riportati in letteratura scientifica, “per la maggior parte relativa a casi registrati nei mari del Nord. Il lavoro retrospettivo più importante – riferisce – risale al 2002 e riguarda 61 casi di persone finite in acque con una temperatura media di 17 gradi. Di queste, 43 sono sopravvissute e 32 hanno avuto un outcome neurologico favorevole, cioè nessuna disabilità o disabilità da lieve a moderata. Ebbene, questi ultimi sono rimasti in sommersione per un tempo medio di 5 minuti. Quelli che invece hanno avuto un outcome sfavorevole sono stati sott’acqua per 14,5 minuti, mentre le persone decedute per più di 16 minuti. Michi addirittura per 42, a una temperatura dell’acqua di 15 gradi”, ribadisce il medico. Il ragazzo è stato estratto dal Naviglio a cuore fermo. Dopo i primi soccorsi “praticati con competenza e secondo le procedure più avanzate, e senza i quali oggi non saremmo qui a parlarne – puntualizza Zangrillo – il cuore di Michi ha recuperato un certo ritmo cardiaco, ma con un’aritmia definita dai sanitari come refrattaria alla terapia e quindi assolutamente insufficiente per portare ossigeno e nutrienti agli organi vitali”. Trasportato dall’elisoccorso al San Raffaele preallertato, l’équipe di Rianimazione ha operato dunque una scelta coraggiosa e per certi versi “irrazionale”, ammette l’esperto. “Ci abbiamo creduto per 2 ragioni: la giovane età di Michi e le condizioni ambientali. L’acqua era a 15 gradi e la temperatura corporea a 29, una condizione di ipotermia relativa alla luce della quale abbiamo optato per l’Ecmo”. Nota al grande pubblico dai tempi della pandemia di influenza A/H1N1 del 2009 come macchina salva-polmoni, “in questo caso ci è servita per supportare l’attività cardiaca del ragazzo – continua lo specialista – Dopo qualche giorno, sulla base di esami che certificavano un recupero incredibile ben oltre le più rosee aspettative, abbiamo iniziato lo svezzamento dalla circolazione extracorporea. Quindi dai farmaci, e infine dai sostegni all’attività di fegato e reni. In questi casi la coscienza del paziente viene ‘abolita’ per permettere all’organismo di riposare e recuperare. Il risveglio risale a una decina di giorni fa”. Dopo circa 20 giorni di lotta in bilico fra la vita e la morte, “Michi è riemerso. Ai genitori – conclude Zangrillo – avevamo chiesto di lasciarci provare. Ora possiamo dire di avere avuto ragione: se non l’avessimo fatto, Michi sarebbe morto un mese fa”.